Gianni De Gennaro, capo della Polizia ai tempi del G8 di Genova, “aveva il suo interesse a non far trapelare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda della scuola Diaz”. È quanto si legge nelle motivazioni alla sentenza d’appello che ha ribaltato l’assoluzione di de Gennaro pronunciata in primo grado dal tribunale di Genova il 17 giugno scorso, condannandolo a 16 mesi. Lo anticipa stamani il Secolo XIX.

Secondo i giudici d’Appello che firmano la sentenza (M. Rosaria D’Angelo e Raffaele Di Napoli) De Gennaro “aveva bisogno di alterare l’accertamento dei fatti, delle loro modalità e delle responsabilità politiche e penali posti in essere durante quell’operazione”. I depistaggi emersero per puro caso: intercettando funzionari e artificieri, i giudici si sono imbattuti nelle telefonate di preparazione della testimonianza del questore Colucci.

Da quelle telefonate emerse che “il capo avrebbe ordinato a Colucci di rivedere le precedenti dichiarazioni sulla presenza sul campo del portavoce del capo della Polizia Sgalla per aiutare i colleghi imputati nel processo per l’irruzione nella scuola Diaz”. “Bisogna che aggiusti un po’ il tiro” è la frase che Colucci riferì all’ex capo della Digos Mortola dopo il colloquio con De Gennaro. Secondo i giudici d’appello, dunque, “la richiesta espressa ed esplicita di ritrattare” conteneva una minaccia: ripercussioni sulla carriera di Colucci “che proprio in quel periodo era in fase di valutazione per la progressione di carriera”. De Gennaro, dunque, per il giudice “abusò anche della funzione pubblica esercitata e connessa al suo ruolo di Direttore generale del dipartimento della Pubblica Sicurezza”.

Questo il cuore delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 giugno De Gennaro è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, insieme all’ex responsabile della Digos genovese Spartaco Mortola (14 mesi), con pena sospessa e non menzione sulla fedina penale. Secondo l’accusa De Gennaro aveva impostato a tavolino la falsa testimonianza del questore Colucci.