Ai bei tempi, quando a Brescia regnava Emilio (Chicco) Gnutti, l’assemblea della holding Hopa, soprannominata la bicamerale degli affari, era uno dei grandi appuntamenti della finanza nazionale. I bilanci grondavano profitti e i soci discutevano le strategie di colossi come Telecom, Bnl e Unipol. Adesso, cinque anni dopo il catastrofico epilogo dell’era dei furbetti, l’assemblea di Hopa che si è svolta mercoledì è passata praticamente sotto silenzio. 

Gnutti non si è fatto vedere. D’altronde l’ex numero uno del gruppo, travolto da processi e condanne, ha da tempo abbandonato ogni incarico. Nella riunione, però, si è comunque parlato a lungo di lui. O meglio si è discusso, con toni a tratti molto accesi, dell’ipotesi di promuovere un’azione di responsabilità contro il “Chicco nazionale”, come lo chiamava il sodale Gianpiero Fiorani. E alla fine il consiglio di amministrazione ha comunicato agli azionisti che è meglio lasciar perdere, che non ci sono gli estremi per chieder conto a Gnutti di eventuali danni provocati alla società con la sua gestione. 

La scelta degli amministratori, forti di un parere legale pro veritate dell’avvocato Cesare Zaccone, è stata duramente contestata da un gruppo di piccoli azionisti. Senza successo. E non c’è possibilità d’appello, perché tra un paio di settimane scade il termine per la prescrizione. Così, per una singolare coincidenza, nell’arco di ventiquattr’ore due dei grandi protagonisti della Telecom story hanno ricevuto un salvacondotto che li mette al sicuro da nuovi problemi. Prima Gnutti (mercoledì) e poi, ieri, Marco Tronchetti Provera

Anche Hopa, come la Telecom ora guidata da Franco Bernabè, ha cambiato padrone. Nella holding bresciana adesso comanda una cordata di azionisti allestita con la regia di Giovanni Bazoli, il presidente (bresciano) di Banca Intesa. Insieme al Monte dei Paschi e al Banco Popolare, già grandi creditori del sistema Gnutti, nel gruppo dei soci di controllo troviamo la finanziaria Mittel presieduta da Bazoli e il fondo lussemburghese Equinox, legato a filo doppio a Intesa. Questa eterogenea compagine ha preso il comando nell’estate del 2008 evitando il crack delle holding bresciana. Un crack che avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili anche sul piano penale per Gnutti e per i banchieri che lo avevano generosamente finanziato. Bazoli ha motivato il suo intervento, anche di recente, come un gesto di responsabilità verso Brescia, un “sostegno alla crescita sociale e civile della società in cui ci troviamo a operare”. 

Usciti di scena Gnutti e i suoi, sono quindi approdati in consiglio, tra gli altri, il neopresidente Angelo Rovati, già consulente del governo Prodi, protagonista di un memorabile scontro con Tronchetti nel settembre 2007, il leader di Equinox Salvatore Mancuso e il genero di Bazoli, l’avvocato Gregorio Gitti dimissionario da pochi giorni. La nuova squadra ha pilotato una vera e propria liquidazione in bonis delle attività della holding. A due anni di stanza l’unica partecipazione di rilievo rimasta in portafoglio è quella nella Sorin, una società quotata in Borsa che si occupa di apparecchiature biomedicali. Anche Sorin, comunque, è in vendita. Dopo le perdite per 80 milioni nel 2008, Hopa è tornata all’utile per quasi 8 milioni l’anno scorso.

Restava da sistemare la grana Gnutti, con un gruppo di azionisti, rimasti con un pugno di mosche dopo i fasti del passato, che chiedevano di portare in tribunale il numero uno un tempo osannato a Brescia e altrove. Al centro delle contestazioni c’erano pagamenti per oltre 50 milioni di euro decisi nel 2001 da Gnutti per i suoi amici (allora) Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, la coppia alla guida di Unipol all’epoca dei furbetti. Per questo i due manager sono stati a suo tempo accusati di appropriazione indebita ai danni della holding bresciana. Il contenzioso si è esaurito nel 2008, quando Consorte e Sacchetti hanno accettato di pagare 6,6 milioni. Hopa ha siglato una transazione ad hoc. E quindi, argomenta il parere siglato dall’avvocato Zaccardo, non ci sarebbero più motivi per mettere sotto accusa l’ex numero uno. Il caso è chiuso, quindi, nonostante le proteste dei piccoli soci. Gnutti non potrà più essere chiamato a rispondere della gestione di Hopa. Il finanziere però non ha ancora esaurito le sue pendenze legali. Dopo aver patteggiato una condanna a 2 anni e un mese per la scalata Antonveneta, a primavera lo aspettano due nuovi processi a Brescia per il fallimento di Shs multimedia e per una presunta evasione fiscale da decine di milioni della finanziaria lussemburghese Gpp international.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 dicembre 2010