Chi sia Antonio Razzi ormai gli italiani lo sanno. A meno che non venga ricandidato con liste bloccate, come da termini contrattuali del pacchetto tradisci & prospera – all inclusive che il 16 settembre scorso egli stesso racconta gli fosse stato offerto, difficilmente raccatterà ancora un solo voto in tutta la sua vita, neppure come consigliere del suo condominio.

Non tutti sanno invece quale sia la casa dei miracoli, quella dei mutui che si accendono e poi come per magia arrivano i Danai et dona ferentes che si offrono di estinguerli.

Così, per studiare il caso prima che orde di speranzosi questuanti in pellegrinaggio, gravati da ipoteche sugli immobili, invadessero in religiosa adorazione l’isolato dove abita il nostro, su proposta di Lea Del Greco, consigliere Idv di Pescara determinata a fare chiarezza, e di Massimiliano Di Pillo, temibile Agenda rossa dalle possenti fauci, il blog ha documentato un’incursione in via G. Carducci, a Pescara, dove il coerente statista in erba dimora insieme alla moglie. Scopo della visita: capire se il mutuo cui Razzi faceva riferimento il 16 settembre, quando stoicamente rinnovava fino alla morte (sic!) il suo patto di sangue con Antonio Di Pietro ergendosi a baluardo contro le forze del male che volevano corromperlo alleggerendolo del mutuo – poi rinnegato dopo la cessione dell’anima al diavolo (rosso) –  sia o meno quello di 150 mila euro (come spifferato dal suo nuovo collega di prossimità, l’On. Aracu del Pdl, che abita qualche piano sopra la sua testa) e se sia collegato alla casa in cui vive, nel prestigioso centro di Pescara.

Come spesso accade quando si intraprende una direzione di ricerca inesplorata, si parte con l’intento di cercare una cosa e se ne trova un’altra. Nella fattispecie, abbiamo scoperto che la casa di Antonio Razzi apparteneva ad una signora che, abbandonando questa valle di lacrime, l’ha lasciata in dono alla Chiesa. La quale Chiesa l’ha data in locazione, per mano di don Vincenzo che riscuoteva l’affitto, a un inquilino che l’ha abitata per oltre dieci anni fino a quando, circa un anno e mezzo fa o forse più, non ha deciso di porla in vendita. A chi? Ad Antonio Razzi. Lupus in fabula.

Se l’appartamento, che dunque era nelle disponibilità ecclesiastiche, sia stato o meno ceduto ad un prezzo di mercato estremamente vantaggioso, come è spesso accaduto nella recente storia della Repubblica, non è (ancora) dato saperlo.

Ma si può sempre scoprire, no? In fondo, siamo qui per questo.