Un grande centro che ricomponga l’area moderata e si richiami al Partito popolare europeo. Un ritorno alla Democrazia Cristiana in stile Forza Italia. Questo è l’obiettivo di Silvio Berlusconi che ha già affidato all’ex ministro Claudio Scajola il compito di strutturare il nuovo partito, valorizzando e ripartendo proprio dagli ex scudocrociati, trovargli un nome e un simbolo che si rifacciano allo spirito della Balena Bianca. Deve essere tutto pronto entro metà gennaio per pianificare la campagna elettorale nei minimi dettagli e, soprattutto, abbandonare il Pdl così da non rischiare eventuali problemi per l’uso del simbolo di cui Gianfranco Fini ha già rivendicato diritti di paternità. E Scajola sta già lavorando in vista delle elezioni che, con ogni probabilità, si terranno entro primavera.

Partendo dalla fiducia di ieri “dobbiamo costruire un partito che passi dalla provvisorietà alla organicità; dobbiamo riorganizzare le cose, lavorare per il rinnovamento realizzando una grande area di centro”, ha detto l’ex ministro. L’invito l’ha ufficializzato lo stesso premier negli ultimi giorni, rivolgendosi a tutte “le forze moderate che oggi ritroviamo oltre che nel Pdl, nella Lega, nel Fli e nell’Udc” e ai “democristiani di sinistra che ora sono nel Pd”. L’intento, ha detto Berlusconi, è condividere “un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise”. La maggioranza risicata alla Camera ha bisogno di appoggi esterni, in vista dei passaggi decisivi come la mozione di sfiducia ai ministri Sandro Bondi e Roberto Calderoli. Così, ai Moffa e Siliquini, usciti da Fli e passati al gruppo Misto, se ne aggiungeranno altri. E tutti entreranno poi nel nuovo partito, la Dc berlusconiana.

Scajola, oltre a cercare delusi in Fli, sta lavorando ai fianchi i moderati del Partito Democratico persuadendoli dell’inevitabile svolta del Pd verso posizioni vicine a Nichi Vendola. Il compito di “pescare” nell’Udc è stato affidato ai democratici cristiani del Pdl capitanati da Gianfranco Rotondi e Carlo Giovanardi. I due hanno formulato oggi un invito aperto ai centristi di Casini. “L’Udc non può non stare nell’area moderata, assieme a tutti coloro che militano nel Ppe, che è naturalmente alternativo alla sinistra. D’altra parte anche nuove forme di futurismo laicista proprie di una piccola ‘destra di sinistra’, sono altrettanto distante anni luce dalla cultura politica comune all’Udc, e l’entrata di personalità laiciste come Boselli nell’Api, accentuano ancora di più tale deriva in un eventuale terzo polo”, hanno scritto i democratici cristiani.

L’intoppo del progetto berlusconiano di resuscitare la Balena bianca andreottiana, è rappresentato dal nascente terzo polo: Api, Udc, Fli, Mpa (Leggi l’articolo). Oggi si sono riuniti a Roma Gianfranco Fini, con Italo Bocchino e Adolfo Urso; Pier Ferdinando Casini, con Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione e Savino Pezzotta; Francesco Rutelli, con Bruno Tabacci; Giorgio La Malfa, Italo Tanoni (dei liberaldemocratici), Giovanni Pistorio, in rappresentanza del Movimento per le autonomie. Presente anche Paolo Guzzanti. “Da oggi – ha sintetizzato Urso a margine dell’incontro – queste forze si uniscono in un unico polo e da domani opereranno insieme in Parlamento e nel Paese. Ci comporteremo in modo responsabile ed esamineremo in Parlamento ogni proposta senza pregiudizi”. Un terzo polo battezzato dalle sue anime in modo diverso. Per Buttiglione è “moderato, centrista e democratico”, mentre l’area di Fli festeggia la nascita della “destra deberlusconizzata”. Tante anime, dunque, in cui Scajola e Rotondi facilmente pescheranno nelle prossime settimane per portarli se non nella maggioranza attuale, nel nascente nuovo partito. Buttiglione sa che il rischio è reale e cita una frase pronunciata da Benjamin Franklin: “O stiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno”. Il reclutamento per il nuovo partito troverà molte forze anche nel limbo del gruppo Misto. Ci sono 41 deputati, un’enormità, di cui più della metà provenienti dal Pdl e pronti a tornare nelle grazie di Berlusconi.

A sondare gli animi è stato incaricato anche Mario Mantovani. Il sottosegretario di Stato alle infrastrutture, che lasciò il seggio di europarlamentare a Iva Zanicchi, dal prossimo gennaio prenderà le redini del Pdl in Lombardia al posto di Guido Podestà. L’incarico è già deciso e previsto da tempo ma la riorganizzazione del partito è stata rimandata a dopo il voto di fiducia. Mantovani, ex democristiano, è un fedelissimo di Berlusconi. Su incarico del premier diede vita all’esercito dei 120 mila “difensori del voto” che nel 2008 presidiarono i seggi. Mantovani è profondamente legato al premier. Quando la madre del Cavaliere morì, l’ormai sottosegretario realizzò un monumento dedicato a mamma Rosa ad Arconate, paese del milanese dove era stato sindaco. Così il premier si è rivolto a lui per riallacciare le fila con il mondo cattolico che in Lombardia si sta allontanando dal Pdl. L’ex ministro scudocrociato Maria Filippo Pandolfi, ad esempio, oggi è nel Partito Democratico. Lo stesso Pandolfi che Berlusconi, in un’intervista rilasciata nel 1977 a Mario Pirani, indicava come un modello politico. “La vera alternativa è nella Dc”, diceva allora. Onorevoli come Mario Segni e Pandolfi “sono politici che si sanno presentare in modo chiaro e immediato, facendosi capire dalla gente, e non come Moro, che ogni volta che apre bocca ci vuole un esercito di esegeti per interpretarlo. Questi capi storici hanno il culo per terra ma ingombrano la porta”. Ecco, Berlusconi vuole liberare quella porta creando un nuovo partito moderato: la vecchia Dc.