La “vittoria” di Berlusconi non è importante in sè (a decidere saranno comunque le elezioni), ma per l’effetto psicologico disastroso che rischia di avere. Il primo effetto sarà la distruzione di quel po’ di dialogo che si era sviluppato fra le varie componenti del centrosinistra, dove invece scatteranno immediatamente le faide e i redde rationem: assalto a Bersani, scontro De Magistris-Di Pietro, “rottamatori” a manetta, eliminazione di Vendola, riduzione a ordine pubblico della protesta sociale. Intanto il terzo polo (cioè la Fiat) resterà solo in campo e tratterà con Berlusconi: illuso chi se n’è fidato.

Questo significa perdere sicuramente le elezioni. Ci sarà un berlusconismo “moderato” che durerà altri vent’anni. Recuperare in fretta, mettere in piedi un minimo di unità? Non ce la facciamo, siamo troppo divisi e non ci sono i tempi per compattare alcunché. I vecchi del Pd (faticosamente neutralizzati in questi mesi) d’altronde in queste ore stanno già trattando con Tremonti, scavalcando la loro base e vendicandosi di Bersani.

C’è solo una via d’uscita: aprire subito e tutti insieme la campagna elettorale, con una candidatura unitaria e fortissima, che obblighi tutto il centrosinistra a compattarsi e che costringa i cosiddetti “moderati” a schierarsi pro o contro. Una candidatura contro i poteri mafiosi, prima di tutto: perché là ormai risiede, a Milano come a Napoli e a Palermo, la forza del berlusconismo di Salò.

Ci vuole un magistrato. Avevamo proposto, quest’estate, una candidatura autorevolissima: Gian Carlo Caselli. A parte la sua ritrosia – ma se il paese chiamasse, sarebbe suo dovere obbedire – non è stata raccolta da nessuno. Ora però candidature analoghe – ad esempio Libero Mancuso a Napoli, cioè l’antiP2 contro la P2 – cominciano ad avere qualche riscontro (Flores D’Arcais, per esempio).

Ma il tempo vola, non bastano i riscontri occasionali. Bisogna che nei prossimi giorni scatti un’operazione politica corale, di vera unità nazionale, di Cln. Basta con le divisioni. Vogliamo un candidato unico, un candidato forte e unitario, un magistrato. Diciamo Caselli per dire questo, come – in momenti analoghi – avremmo detto Pertini. E’ un nome altissimo – sia chiaro – ma è solo un nome. L’importante è che un nome ci sia, e che sia un magistrato. Comunisti, socialisti, cattolici, repubblicani, azionisti: ora, “nell’ora tragica della Patria”, la Resistenza è una sola.

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