Uno dei dispacci pubblicati da Wikileaks riporta le considerazioni del procuratore capo antimafia di Barcellona, Fernando Bermejo, il quale avrebbe affermato che la mafia è così potente, in Italia, da poter comprare i giudici. Testualmente: “Bermejo related to USG officials a saying that in Italy, the mafia is so powerful that it can buy judges”.

L’affermazione è di tale gravità che avrebbe dovuto avere ben altro risalto. Ed invece i media ne hanno a malapena fatto cenno.

Mi permetto quindi di fare qualche considerazione. Innanzitutto la fonte è molto autorevole: si tratta di un dispaccio proveniente dall’ambasciata statunitense di Madrid. In secondo luogo l’interlocutore cui viene attribuito tale pensiero è addirittura il procuratore capo antimafia di Barcellona. In terzo luogo la cronaca italiana degli ultimi anni ha lasciato tracce in tal senso.

Allora, perché non approfondire?

È mia profonda e personale convinzione che, a parte alcuni magistrati organici a pieno titolo nelle organizzazioni criminali, altri possano essere stati reclutati (in parte, forse, inconsapevolmente) attraverso meccanismi di appartenenza diversa, come comitati di affari o pseudo-logge di stampo massonico. Attraverso il vincolo di obbedienza che si instaura, e con i vantaggi personali e di carriera che tali poteri possono assicurare (pare) al singolo magistrato, si apre quindi una breccia per l’ingresso del potere mafioso nell’ordine giudiziario. Consapevoli di rispondere ad una logica di appartenenza di ben diverso settore (ma non per questo non criticabile) si finisce quindi per fare gli interessi della mafia, anziché della massoneria, della politica o di qualche comitato di affare, come (forse) gli stessi protagonisti credono.

A fronte di tutto questo, le sezioni disciplinari delle varie magistrature sembrano preoccuparsi di sanzionare prevalentemente i magistrati in ritardo con le sentenze o quelli che esprimono opinioni in tv, spesso solo per difendersi o per ristabilire la verità dopo essere stati accusati di dire il falso o dopo essersi visti attribuire comportamenti non rispondenti al vero (recente è il caso della collega della procura presso il tribunale dei Minori che si era occupata del caso Ruby).

Scarsissime, invece, sembrano essere le posizioni e le sanzioni prese per ragioni legate a questi vincoli di appartenenza.

Personalmente ritengo sarebbe giusto che tali dati venissero resi noti. Fino a qualche tempo fa il Csm e gli altri organi di autogoverno venivano accusati di assolvere i magistrati nel 99,9% dei procedimenti disciplinari. Oggi il CSM sbandiera dati ben diversi: 8% di giudici sottoposti a procedimenti disciplinari e 3% di condanne. Non sono poche, in rapporto a qualsiasi altra amministrazione.

Ma, per una piena comprensione dei dati, credo sia giusto domandarsi innanzitutto per cosa si condannano i magistrati, visto anche che molti ex piduisti sembrano aver continuato a fare serenamente la propria carriera, piuttosto che leggere freddamente il dato statistico.

E, soprattutto… per cosa i magistrati non vengono ancora condannati abbastanza dagli organi di autogoverno? Si fa tutto il possibile per accertare alcuni tipi di illeciti?