Calearo, Cesario e Scilipoti, i tre fondatori del "Movimento di responsabilità nazionale"

Le sorti del Governo sono in mano a pochi deputati. Alcuni dei quali fino a pochi giorni fa sconosciuti ai più. Come i due dell’Idv Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. O Maria Grazia Siliquini di Fli. Il pallottoliere della fiducia segna 312 voti, contro i 311 della sfiducia. Ma il dato cambia in continuazione. E dopo il discorso al Senato di stamani, Silvio Berlusconi alle 19 circa interverrà alla Camera. Il pronostico si ribalta in continuazione. In mattinata a sbaragliare i conteggi sono arrivati i dubbi di due finiani, Silvano Moffa (Leggi l’articolo) e Maria Grazia Siliquini, che si sono sfilati dalle indicazioni del partito a votare la sfiducia e sono ora propensi all’astensione. A loro potrebbero aggiungersi altri finiani, come Catia Polidori. Ma in serata le posizioni potrebbero nuovamente cambiare, a seguito dell’incontro avuto con Gianfranco Fini. Durante l’ncontro è stato redatto un documento condiviso nel quale si chiede a Silvio Berlusconi di dimettersi senza arrivare al voto alla Camera dopo aver incassato la fiducia al Senato anche grazie all’astensione di Fli. È questo l’estremo tentativo che, dopo ore di fibrillazioni in Futuro e Libertà ed un confronto serrato tra Gianfranco Fini e le colombe futuriste capeggiate da Silvano Moffa, potrebbe consentire di tenere insieme le diverse posizioni in Futuro e Libertà dopo il discorso di Silvio Berlusconi al Senato. Moffa e Adolfo Urso ne hanno parlato pochi minuti, nella sala del governo a Montecitorio, con il premier e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Siliquini, secondo indiscrezioni, avrebbe accettato il sottosegretariato offertole dal Pdl, mentre Moffa, cui è stato promesso un ministero, sarebbe ancora titubante.

A far impazzire il pallottoliere, però, non sono solo i finiani. Campioni di giravolte i due dell’Idv, Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. Il primo in tre giorni ha cambiato quattro volte opinione, lasciando il partito di Antonio Di Pietro e iscrivendosi a Noi Sud, per poi però pentirsene e scrivere all’ex magistrato scusandosi e giustificandosi: “Mia moglie si è ammalata per colpa tua”. Sul piano politico, invece, ha rinfacciato al partito di non aver adottato “sull’agopuntura proposte condivisibili”. Il secondo, invece, è riuscito a creare un gruppo di “tre persone con tante anime diverse unite dalla stessa cravatta”, ha spiegato Domenico Scilipoti che, con Massimo Calearo e Bruno Cesario, ha tenuto una conferenza stampa congiunta. Ma uno si astiene, uno vota la sfiducia e uno la fiducia. Ci sono poi i due Liberaldemocratici, dopo l’annuncio di Maurizio Grassano, a votare con la maggioranza, e i cinque di Mpa. Paolo Guzzanti, secondo le ultime dichiarazioni ufficiali (Ascolta l’audio) è intenzionato a sostenere l’esecutivo. L’ex onorevole del Pdl si era detto disponibile a votare la fiducia nel caso di un’apertura da parte del premier alla riforma elettorale. Berlusconi ha fatto di più: nell’intervento al Senato ha citato il partito Liberale. Eppure, secondo indiscrezioni, Guzzanti potrebbe votare la sfiducia. Altra incognita che potrebbe stravolgere il dato sul pallottoliere è rappresentata dalle tre deputate alle prese con la gravidanza che, quindi, potrebbero essere costrette ad assentarsi: si tratta delle finiane Giulia Cosenza e Giulia Bongiorno e di Federica Mogherini del Pd. I protagonisti delle giravolte sono pochi, ma hanno in mano le sorti dell’esecutivo. Ecco chi sono.

Massimo Calearo. A settembre, in vista del voto di fiducia per i cinque punti programmatici, disse che per “il bene del paese e soprattutto delle imprese e dell’economia” non poteva far mancare il suo sostegno al governo Berlusconi. Massimo Calearo è stato eletto in Veneto nelle file del Partito Democratico ai tempi di Walter Veltroni, per poi passare all’Api di Francesco Rutelli. Insieme ad altri due ex, Bruno Cesario dal Pd al gruppo Misto, e Domenico Scilipoti dell’Idv, ha lanciato un nuovo “gruppo di responsabilità” per sostenere il Governo Berlusconi anche se, tra i tre, solamente uno ha ammesso di voler votare la fiducia. E non è Calearo, lui si asterrà. Imprenditore, presidente del Gruppo Calearo che dà lavoro a più di 300 persone producendo impianti per telecomunicazioni e antenne per automobili, l’onorevole stamani ha trovato tra le pagine di Affari e Finanza, inserto economico del lunedì di Repubblica, un servizio di elogi sulle sue imprese. La stampa aiuta ad affrontare le delusioni politiche.

Giampiero Catone. Il deputato finiano è l’unico a non aver sottoscritto il documento voluto da Gianfranco Fini che impegna tutti gli iscritti ai gruppi di Futuro e Libertà a votare la sfiducia. E  infatti ha annunciato che domani a Montecitorio voterà la fiducia (Guarda il video) al Governo di Silvio Berlusconi. “Voterò la fiducia – ha detto – per sostenere l’Italia e non mandarla in crisi mentre l’Europa ci guarda”. Catone è un ex fedelissimo di Rocco Buttiglione. Nel 2001 manca l’elezione a deputato a causa di un arresto in campagna elettorale ma nel 2006 passa alla nuova Dc di Gianfranco Rotondi. Eletto in Lombardia nelle liste di Forza Italia conquista uno scranno a Montecitorio. Con Gianfranco Fini la scintilla nasce lo scorso anno e Catone decide di confluire in Fli facendo sballare i conti a Ignazio La Russa che lo considerava tra i più fedeli al premier e tutto s’aspettava fuorché s’iscrivesse al gruppo di Futuro e Libertà. Ma ora, per “senso di responsabilità”, non ha firmato il documento di Gianfranco Fini che impegna Fli a votare la sfiducia ed è pronto a sostenere il Governo.

Silvano Moffa. La colomba di Futuro e Libertà ha rotto gli indugi con una telefonata. Ieri sera ha chiamato Maurizio Gasparri per comunicargli di essere pronto ad astenersi dal voto. Il presidente del Pdl al Senato stava partecipando a In Onda, la trasmissione di approfondimento politico su La7, quando è squillato il cellulare durante una pausa. Moffa non ha mai fatto segreto di non condividere la volontà di Gianfranco Fini di chiedere le dimissioni del premier e votare la sfiducia, tanto che si è adoperato per aprire un fronte “moderato” interno a Fli. Al momento ha condiviso la decisione di Moffa anche Maria Grazia Siliquini, considerata, infatti, in bilico. Sia Moffa sia Siliquini avevano firmato il documento che li impegnava a tenere fede alla decisione adottata dal Gruppo. L’unico a non averlo sottoscritto è stato Giampiero Catone.

Catia Polidori. Finiana della prima ora sta vivendo un “momento difficile”. Stamani ha ammesso di non sapere ancora cosa fare. “Aspetto di incontrare Fini questo pomeriggio”, ha detto. Poi si vedrà. La deputata umbra, oltre alla questione politica, deve affrontare un travaglio familiare: il fratello, Francesco Polidori, è il fondatore e proprietario del Cepu, l’istituto , Silvio Berlusconi, fino a partecipare all’inaugurazione dell’ateneo a Novedrate, in Brianza. L’onorevole è infatti intenzionata a seguire la strada di Moffa e ad astenersi dal voto ma il nodo sarà sciolto solamente stasera dopo l’incontro con Gianfranco Fini.

Antonio Razzi. Accolto da Berlusconi nella residenza romana a Palazzo Grazioli, il premier gli ha garantito la ricandidatura in Abruzzo (Leggi l’articolo) e la stessa cosa ha fatto Angelino Alfano (Leggi l’articolo). Ma Antonio Razzi, deputato eletto con l’Idv, in quattro giorni ha compiuto diverse giravolte. Prima ha annunciato la fiducia, poi ci ha ripensato, poi ha ritrattato. La posizione di Razzi rimane dunque un’incognita. Si dovrà attendere il momento del voto per conoscere la sua decisione definitiva. Sempre che non si astenga. Rincorrendo le sue dichiarazioni al momento voterà la fiducia al governo. Di Pietro, salutandolo, ha detto: “Dio abbia pietà di lui”. Già lo scorso settembre, in vista del voto di fiducia ai cinque punti programmatici, Razzi venne avvicinato dagli uomini del Pdl e denunciò: “In cambio del mio sostegno mi hanno offerto il pagamento del mutuo” ma rinunciò perché, spiegò, “sono stato eletto nell’Idv e sono coerente con il mandato avuto dagli elettori; lascerò il mio partito solo quando morirò”.

Domenico Scilipoti. “Devo confrontarmi con Cesario e Calearo: insieme abbiamo creato il Movimento di responsabilità nazionale e insieme decideremo”. Domenico Scilipoti non ha sciolto ancora le riserve in modo definitivo e invoca il confronto annunciando che in tre troveranno una decisione condivisa. Se così fosse i numeri cambieranno di poco considerato che Bruno Cesario ha annunciato di essere propenso alla fiducia, Massimo Calearo all’astensione e Scilipoti alla sfiducia. Posizioni illustrate nella conferenza stampa congiunta di venerdì scorso. Il fine settimana ha fatto maturare una nuova coscienza. Tanto che stamani Scilipoti ha detto: “Voteremo la fiducia se ci sarà un progetto di governo chiaro”, e non solo di Berlusconi, perché “ci potrebbe anche essere la presentazione in aula di un altro progetto di governo”. Ma la decisione è travagliata. “Sono in un momento di forte riflessione – ammette il deputato ormai ex Idv – qui si parla di numeri e non si pensa più al bene del Paese. Mi sono chiesto: c’è un governo alternativo a questo? La risposta è no. Si può andare al voto con questa legge elettorale? La risposta è no”. Di una cosa – conclude Scilipoti – sono certo: nonostante tutto quello che ho subito dal mio ex partito, l’Idv, che mi accusa di essermi venduto per debiti, non mi farò sopraffare dalla rabbia, che mi porterebbe a votare la fiducia”. Certo è che Scilipoti si trova in una situazione difficile (Leggi l’articolo). Con sette immobili pignorati, è indagato per aver prodotto, durante un procedimento civile in cui era imputato, atti falsi con l’aggravante dell’abuso di ufficio quando ricopriva la carica di vicesindaco. Sostiene di essere vittima di una campagna d’odio. “Una troupe di Annozero – racconta – è andata a Terme Vigliatore per intervistare tutti i miei parenti. Mia madre, che ha 91 anni, si è spaventata. Queste cose sono inaccettabili. Se qualcuno mi aggredirà in strada è colpa della campagna d’odio che sto subendo”. Il percorso di avvicinamento al Pdl appare a buon punto.