Sabato scorso, per le vie del centro di Milano, campeggiava uno striscione. Quello ripreso nel video era in Corso Buenos Aires, a pochi passi dai giardini di Porta Venezia.

Lo slogan, firmato “Movimento dei nordisti”, era inequivocabile: “Buon Natale Cavaliere! Una sinistra ridicola non riuscirà a buttarti a terra!! Tieni duro!!”.

Qualcuno che crede ancora di vivere ai tempi delle guerre di secessione americane, e che non mi stupirei di sentire marciare cantando a squarciagola “John Brown giace nella tomba là nel pian”, ha utilizzato le strade cittadine per recapitare i propri auguri natalizi come fossero la casella postale di Arcore. In fondo un comportamento inappuntabile per una repubblica sotto incantesimo, un regno cristallizzato che di parlamentare ha ormai ben poco.

C’è qualcosa di sinistro e di inquietante in questa bizzarra manifestazione di adesione totale ed incondizionata verso il sovrano, ed è ancora una volta questa enorme matassa viscerale nella quale tutti siamo avvolti da 15 anni. Il lato della politica rivolto ai cittadini ormai è pancia e non più testa. La demagogia, la degenerazione della democrazia secondo Aristotele, ha talmente pervaso ogni aspetto della comunicazione che fare gli auguri al Presidente del Consiglio tappezzando di bigliettini ad-personam i centri nevralgici delle nostre metropoli non sembra neanche più strano.

Quel cappellino rosso da Babbo Natale calcato sulla testa di Silvio Berlusconi, che esibisce un ghigno da spiritello infernale più che il sorriso buono di un Papà Noël, è agghiacciante come una profanazione tombale, come uno sfregio al tabernacolo che custodisce il nostro inconscio più profondo e sancisce l’ennesima appropriazione violenta dei simboli che caratterizzano la cultura e le tradizioni comuni, quelli attorno ai quali ritrovarsi chiudendo fuori dalla porta lo scontro politico e le divergenze quotidiane.

La mamma, il calcio, la libertà, i cieli azzurri e ora anche il Natale… Non resta che Gesù Cristo, poi davvero non ci sarà rimasto più niente.