La procura di Bolzano ha aperto un’inchiesta su due Fondazioni con sede nel Liechtenstein che sarebbero state le cassaforti dei finanziamenti per i gruppi dell’estrema destra di Bolzano, ai partiti rappresentati in consiglio provinciale come Freiheilichen, Heimatbund, Südtiroler Freiheit. Quegli stessi partiti  che predicano l’espulsione degli immigrati, il no alle moschee e ai parassitio sociali e il no alle quote rosa, ma anche a gruppi come gli Schützen, i patrioti sudtirolesi in guerra da anni contro l’Alto Adige e che in passato erano soldati che avrebbero dovuto difendere il territorio sudtirolese. Il tutto attraverso personaggi legati al terrorismo secessionista sudtirolese che negli anni Sessanta fece decine di vittime.

L’inchiesta, aperta dal procuratore Guido Rispoli, gravita attorno ai nomi Niermann e Laurin, le due fondazioni che altro non erano che il canale per far arrivare soldi in Alto Adige ai gruppi che da anni restano in guerra contro l’autonomia e gli italiani. E, cosa ancora più preoccupante, nel fascicolo è coinvolta Eva Klotz, la pasionaria delle lotte per liberare il Sudtirolo dagli italiani e che, da decenni, sostiene che dietro alle stragi ci fosse la mano dei servizi segreti italiani e non di un pugno di terroristi condannati all’ergastolo. Una tegola che, in questo momento, destabilizza e non poco la politica altoatesina, soprattutto in una fase in cui l’Svp, il partito di maggioranza assoluta, fa passi di avvicinamento verso il governo italiano fino a promettere l’astensione alla Camera. Nonostante da anni, proprio l’Svp, abbia individuato nel ministro Giulio Tremonti il maggior pericolo per l’autonomia e, di conseguenza, per i soldi che ogni anno arrivano nelle casse della Provincia autonoma di Bolzano.

Una notizia alla quale, a sorpresa, il quotidiano Dolomiten, cinquantamila copie vendute al giorno e punto di riferimento della comunità di lingua tedesca, dedica una pagina e un commento del direttore Toni Ebner che si esprime in termini durissimi contro la radicalizzazione politica.

Il pubblico ministero Rispoli, negli ultimi mesi, avrebbe individuato, tra i principali finanziatori dei gruppi di destra, un industriale tedesco, Hermann Niermann, morto nel 1985, che nel corso degli anni avrebbe intrattenuto rapporti con Norbert Burger, uno dei terroristi condannati all’ergastolo per la strage di Cima Vallona del 25 giugno del 1967 e che costò la vita a quattro militari italiani tra alpini e carabinieri. Ma nelle due fondazioni, si fa per dire, circolano anche nomi di personaggi come Erhard Hartung e Peter Kienesberger, anche loro condannati all’ergastolo con l’accusa di strage continuata e pluriaggravata, vilipendio di cadaveri e banda armata.

Secondo quanto ha potuto stabilire il magistrato nella Laurin, la fondazione che ancora oggi è in attività e ha sede nel Liechtenstein, transiterebbero decine di milioni di euro che sarebbero poi finiti in Alto Adige attraverso un non meglio precisato “sostegno alle attività culturali”. E nelle torta di danaro da spartire avrebbero avuto voce in capitolo gli ergastolani Hartun e Kienesberger. Tra i politici spicca il nome di Pius Leitner, storico leader dei Freiheitlichen che avrebbe beneficiato di un credito in una banca austriaca garantito dalla fondazione Leitner.

Da parte sua, la pasionaria sudtirolese, Eva Klotz, smentisce: “Le campagne di SüdTiroler Freiheit non sono state finanziate da ambienti di destra, ma dai contributi miei e dalle offerte di tutti gli idealisti che ci sostengono. Dalla costitituzione del partito, fondato nel 2007, fino alle elezioni provinciali del 2008, in cui abbiamo ottenuto due seggi, ho investito io in prima persona nelle iniziative del nostro movimento: 27.000 euro nel 2007, 78.000 nel 2008 e 49.000 lo scorso anno”.

di Emiliano Liuzzi