Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

Nei circoli militari si narra che alla fine della seconda guerra mondiale un generale tedesco disse: “Non so chi vincerà la terza guerra mondiale ma so che la perderà chi si alleerà con l’Italia”. Deve essere più o meno quello che ha pensato Jean Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo (il coordinamento dei ministri dell’area euro), quando venerdì ha letto l’intervista del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al Financial Times.

Nei giorni precedenti Junker aveva rilanciato con Giulio Tremonti la proposta di emettere delle obbligazioni europee garantite dal bilancio di tutti gli Stati dell’unione, dopo il rifiuto tedesco di aderire all’idea aveva ingaggiato un’aspra polemica con Angela Merkel fino a tacciarla di antieuropeismo. Ma venerdì mattina ha scoperto che il governatore della Banca d’Italia, cioè l’altra massima autorità economica dello stesso Paese che aveva lanciato la proposta, bocciava l’idea senza appello e criticava anche l’eccessivo acquisto di titoli di Stato dei paesi in difficoltà da parte della Banca centrale europea. A memoria degli operatori finanziari non si ricordava una divergenza così esplicita fra un governatore e un ministro economico dello stesso Paese dai tempi in cui esistevano le valute nazionali e il governo della moneta poteva confliggere, anche aspramente, con il governo dell’economia e i tempi della politica.

Le posizioni di Mario Draghi dimostrano che ormai ha vinto la linea tedesca sulla crisi, che prevede un governo rigido della moneta unica senza aumentare la massa monetaria per finanziare gli Stati deboli attraverso l’acquisto di bond e senza chiedere ai paesi più forti, Germania in testa, di condividere il debito con quelli più fragili. Nelle ore successive alla pubblicazione dell’intervista, il presidente della Bundesbank Axel Weber ha detto: “Ci sono Paesi che nella zona euro hanno vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità”. Subito dopo Jean Claude Trichet, della Bce: “L’attuale politica monetaria è adeguata alla situazione e non pensiamo di cambiarla”, escludendo in questo modo abbassamenti dei tassi e soprattutto il “quantitative easing”, cioè l’acquisto di obbligazioni statali stampando moneta.

L’intervista di Draghi ha dunque allentato la pressione sulla Germania facendo apparire più isolata l’iniziativa di Tremonti e degli altri ministri delle finanze degli stati periferici, una sponda insperata per la Germania di Angela Merkel e la Bundesbank tedesca che vogliono mettere l’Europa davanti alla scelta: adeguarsi agli standard tedeschi o sfaldarsi sotto le spinte della speculazione internazionale.