Chi fermerà le orge del piccolo Cesare? Questa volta non ci riferiamo a quelle tradizionali, ampiamente narrate dalle cronache nazionali ed internazionali, ma a quelle del conflitto di interessi che, sembra incredibile, sta per conoscere una nuova possibile variante, forse non molto erotica, ma sicuramente molto appagante per le casse di un vecchio signore che, quando si tratta di arraffare denaro, non manifesta quei segni di narcolessia che tanto hanno disturbato le cancellerie internazionali e persino il compassato Gianni Letta.

Non ci riferiamo alle transazioni con l’amico libico o con il compagno di bisbocce Putin, ma al conflitto di interessi antico, quello che lo ha fatto volare, mettendo insieme media, politica e denaro. In queste ore, infatti, il fidatissimo ministro Romani ha preso carta e penna e ha scritto al Consiglio di Stato chiedendo se esistano “le condizioni di reciprocità” per rilasciare anche a Sky la licenza per operare nel settore del digitale terrestre. A giudizio del ministro, da sempre sensibilissimo al tema del libero mercato nel settore.., per Sky, e solo per Sky, si potrebbe configurare una posizione dominante, il rischio del monopolio. Nobilissima preoccupazione che, tuttavia, non è stata manifestata per le aziende del padrone, nonché presidente del consiglio che da tempo opera in condizioni di quasi monopolio, in particolare per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. La lettera di Romani è inquietante anche perché la questione era già stata risolta dalla Commissione europea che aveva dato il via libera, raccomandando all’Italia di non escludere i competitori, di impedire che anche sul digitale terrestre si riproponesse il quasi monopolio del gruppo Raiset. A tal punto era stata risolta che il governo si era visto costretto a riconoscere alla emittente Cielo e dunque a Sky il diritto di accesso alla nuova piattaforma digitale.

Perché Romani sente il bisogno di scrivere al Consiglio di Stato? Cosa si aspetta? Il Consiglio di Stato, per altro, si è rivolto all’Autorità di garanzia delle comunicazioni per chiedere lumi. Nulla è stato chiesto, invece, all’Autorità anti trust che pure dovrebbe presidiare la libertà dei mercati e colpire i conflitti di interesse, attività per la quale ha sempre mostrato una attenzione scarsa, per non dire nulla.

Ci auguriamo che le autorità respingano al mittente la lettera e invitino il governo a lasciar stare, a non combinare altri pasticci, o peggio a promulgare regolamenti truffa tesi a spezzare le gambe agli avversari del Cavaliere. La manfrina, infatti, ha il solo obiettivo di molestare le aziende di quello che un tempo era considerato il vero, grande amico di famiglia: Rupert Murdoch. Le ragioni della rottura tra i due non sono certo di tipo ideologico, non si sa infatti chi tra i due sia più a destra, ma affondano nel concretissimo terreno degli affari, dei soldi, dei mercati da spartire in Italia e all’estero.

Lo sgarbo dello squalo, così viene teneramente chiamato l’editore australiano, al caimano nostrano, consiste nella temeraria scelta del primo di aver investito soldi in Italia e di aver sottratto spettatori e risorse ai suoi concorrenti e dunque anche all’amico Silvio, che da quel momento, lo ha inserito nell’elenco dei bolscevichi, dei complottardi, di quelli che lo vorrebbero fare fuori. Si tratta, dunque, di odio vero, perché non è determinato dalla contrapposizione politica, ma dallo scontro tra gli interessi, in un paese che ha eliminato tutti gli interessi in contrasto con quelli del capo supremo nel settore dei media nazionali.

La lettera del ministro Romani, e la successiva conferma del ministro, in replica alle argomentate proteste di diversi parlamentari, da Paolo Gentiloni a Pancho Pardi, sono la prova provata che è in atto una strategia per schienare gli avversari e blindare anche il nuovo mercato del digitale terrestre. Per i mazzieri del conflitto di interessi questa battaglia ha una valenza strategica e tenteranno di chiuderla costi quel che costi, anche durante la crisi di governo, anzi tenteranno di bruciare i tempi e, possibilmente, di saltare qualsiasi confronto parlamentare.

Sarà il caso di seguire la vicenda passo passo, di illuminarla a giorno, di investire della questione le autorità internazionali e nazionali, di non derubricarla ad una vicenda da addetti ai lavori, da maniaci del conflitto di interessi, da antiberlusconiani di professione.

Le vicende di questi giorni, la squallida compravendita di parlamentari, le rivelazioni di Wikileaks hanno purtroppo dato ragione a chi aveva denunciato la mancata risoluzione del conflitto di interessi come una delle cause, forse la principale, della metastasi che ha quasi condotto a morte le istituzioni democratiche in Italia.

Silvio Berlusconi, dopo aver annesso al suo impero la Rai, ora vorrebbe mettere in ginocchio persino l’ex amico Murdoch, non ci vuole una grande fantasia ad immaginare quale sorte riserverebbe a quegli imprenditori, a quei giornalisti, a quegli autori verso i quali ha sempre manifestato la sua ostilità e il suo desiderio di bavaglio e di epurazioni…