Il cavallo davanti alla sede Rai di viale Mazzini

Dicono “no” ad un piano industriale che, secondo loro, impoverisce la più grande azienda culturale del paese, alla cessione di asset aziendali e, soprattutto alla esternalizzazione del lavoro. Un migliaio di dipendenti della Rai (registi, tecnici, montatori, autori e impiegati), provenienti dalle sedi regionali di tutta Italia, hanno “occupato” viale Mazzini circondando con un colorato corteo gli uffici centrali della tv pubblica.  Allo sciopero nazionale hanno aderito Cgil-Slc, Uil-Com, Ugl, Libersind Confsal, Snater e Cisal Comunicazione (tra le grandi organizzazioni unica assente la Cisl). “Qui oggi ci sono circa 1.500 persone – ha precisato Riccardo Ferraro, segretario nazionale Slc-Cgil -, circa il 10% di tutti i dipendenti Rai. Lavoratori che non condividono il piano industriale, in particolare la cessione in outsourcing del servizio abbonamenti, che rappresenta il 55% delle entrate aziendali e la vendita della rete di trasmissione di Rai Way: due asset in attivo a fronte di un passivo aziendale complessivo di oltre 120 milioni di euro”. Secondo Ferraro il tentativo è quello di “spezzettare l’azienda indebolendo il servizio pubblico”. 

Allo sciopero ha aderito anche il sindacato dei giornalisti Usigrai. A portare solidarietà ai manifestanti stamani c’erano anche gli autori di Annozero Michele Santoro, Sandro Ruotolo, Corrado Formigli e l’attore Enzo De Caro. ”Questa manifestazione più che la conclusione mi sembra l’inizio di un percorso – ha detto Michele Santoro – Mi sembra una manifestazione non solo molto riuscita ma anche con un notevole spirito combattivo. I manifestanti non sono solo convinti nella difesa di un posto di lavoro, ma vogliono mettere in campo le loro idee e le loro proposte. E’ molto importante che il piano industriale sia vero e fondato sullo sviluppo delle forze Rai e non sulla riduzione delle capacità di fare prodotto”. Un piccolo esercito di pettorine arancioni con su scritto “La Rai siamo noi” ha sfilato con bandiere e cartelli con su scritto “Liberiamo il cavallo dai cattivi cavalieri“, “No alle esternalizzazioni“. Tanti anche i cori e gli striscioni contro il dg Mauro Masi. “Non stiamo scioperando solo per il nostro posto di lavoro e per lo stipendio – ha spiegato Flavio Tomei di Uil-Com – ma per difendere l’azienda che ha scelto autonomamente di essere smembrata rendendosi dipendente rispetto al mercato, e comprando all’esterno quello che oggi vende. Un piano suicida – ha concluso – su cui vogliamo confrontarci: abbiamo le nostre proposte, ma prima bisogna togliere dal tavolo il macigno delle esternalizzazioni”.

Commissione anti-sprechi – ‘Non c’è dubbio che le cose migliori della Rai sono quelle realizzate dai lavoratori interni. Chiediamo allora una commissione anti-sprechi che ci dica come vengono spese le risorse dell’azienda”. Lo afferma in una nota Emilio Miceli, segretario della Slc Cgil, in occasione dello sciopero indetto dai lavoratori Rai. “Vogliono esternalizzare gran parte della Rai, a partire da Raiway – prosegue Miceli -. E’ indubbio che l’attività centrale dell’azienda sia quella trasmissiva. Invece vogliono dismettere le torri e la gente che lavora in questo settore dell’azienda. La nostra firma sulle esternalizzazioni non ci sarà. In un momento di crisi, il Cda vuole continuare ad assicurare il dividendo politico. Forse, allora, i lavoratori e i sindacati sono gli unici che tengono alla Rai in questo paese. Ci chiediamo perché soldi finiscano nelle tasche di chi non si spende per migliorare l’azienda”. “Né si può continuare a ricattare i precari e cacciarli: perché altrimenti saremo di nuovo in piazza – conclude l’esponente della Cgil -. Siamo forti e questa manifestazione lo dimostra. Forte e determinante è stato il contributo dei giornalisti Rai per la riuscita dello sciopero. Chiediamo al Cda di riflettere su questo sciopero”.

Le reazioni – Premesso che lo sciopero è un diritto fondamentale dei lavoratori e pertanto va non solo rispettato ma anche sempre e comunque garantito, ribadisco che la manifestazione di alcune sigle sindacali oggi in Rai rischia di essere un grave e controproducente errore perché allontana dal tavolo delle trattative e di quel dialogo necessario per trovare soluzioni in un momento in cui c’è bisogno di collaborazione da parte di tutti. Lo afferma in una nota il direttore generale della Rai, Mauro Masi per il quale l’attuale è “un momento cui Rai sta per la prima volta tentando di risolvere sul serio i propri problemi strutturali di bilancio per troppo tempo lasciati marcire. Sarebbe forse utile – nota – e interessante che i promotori dello sciopero di oggi andassero a esercitare il loro diritto verso chi per decenni ha gestito Rai tra sprechi e disattenzioni magari indagando a fondo le cause di questi sprechi e disattenzioni e, chissà forse individuando in questo esercizio, sorprese interessanti. Per parte mia ribadisco di essere sempre disponibile al dialogo, 24 ore al giorno sette giorni su sette, ma – aggiunge – sempre e solo nell’interesse dell’Azienda e non di chi utilizza questi eventi per tentare, peraltro inutilmente, come accaduto di recente, di farsi un po’ di pubblicità patetica d’accatto a scapito dell’immagine di Rai”.

“Con lo sciopero, insieme alle sigle sindacali dei lavoratori e con la solidarietà dei dirigenti, stiamo dando una storica adeguata risposta a un’azienda che sventola i nostri successi per celare il proprio malgoverno”. Lo sottolinea il segretario Usigrai Carlo Verna. “Che dire degli ostacoli che hanno dovuto superare Annozero e Vieni via con me? L’Usigrai respinge tutte le affermazioni contenute nel controcomunicato aziendale, in onda nelle edizioni in forma ridotta di telegiornali e giornali radio, cogliendo come positivo solo il pentimento laddove si parla di “ripresa del confronto con tutte le componenti sindacali” come modo per ricercare soluzioni”. “Per quanto riguarda nello specifico i giornalisti – aggiunge Verna – anche le variazioni di palinsesto sono state deliberate dal consiglio di amministrazione su proposta di Masi, senza che confronto”.

Rispondendo a una lettera dei sindacati in cui si chiedeva un incontro, il presidente della Rai Paolo Garimberti in una nota datata 3 dicembre ha scritto : ”Anch’io, quanto e ancor più di voi ritengo che ci debba essere sempre uno spazio di trattativa su una tematica importante come quella del Piano Industriale 2010-2012 che, come oramai ben noto, è stato sviluppato all’interno di un contesto particolarmente critico per la Rai, a causa del costante peggioramento della situazione economica che desta  molte preoccupazioni”. Questi gli obiettivi del servizio pubblico secondo il suo presidente: “Riduzione dell’indebitamento, sostegno ai piani di sviluppo e di investimento, miglioramento dell’efficienza sui costi operativi, maggiore flessibilità della struttura economica, patrimoniale e organizzativa”. “L’attuale situazione economico-finanziaria – prosegue Garimberti – richiede ora l’adozione di soluzioni strutturali. Non si tratta, quindi, di voler far prevalere le ragioni della fermezza, dell’intransigenza o, peggio, dell’irragionevolezza, ma di misure volte a conseguire obiettivi non ulteriormente rinviabili”. Infine, il presidente conclude con un invito: “Bisogna ritrovare le ragioni per riavviare il confronto con la direzione generale e le competenti direzioni aziendali, senza pregiudiziali nè veti”. ”Sono stato informato dal Direttore generale delle ampie aperture che da parte del sindacato sono state manifestate e in più occasioni ribadite. Mi appare, quindi, non comprensibile come non si possa proseguire sulla strada del confronto e del negoziato”. Nella lettera Garimberti rende noto che “con i consiglieri di amministrazione si è ritenuto non praticabile, nelle attuali condizioni, dare seguito alla richiesta di incontro”.

Sulla necessità di riprendere il dialogo, ha insistito anche il consigliere della Rai Nino Rizzo Nervo: “Bisogna avere un grande rispetto per i lavoratori della Rai che oggi hanno deciso di scioperare e che hanno organizzato una civile manifestazione sotto viale Mazzini. Adesso è necessario che il dialogo riprenda. Sono, infatti, convinto che il piano industriale non sia stato spiegato bene a chi ogni giorno con il suo lavoro contribuisce al successo della Rai”. “Il servizio pubblico – aggiunge Rizzo Nervo – attraversa un momento molto difficile che può essere superato soltanto con il concorso di tutti. Il piano non prevede affatto il ridimensionamento dell’azienda, anzi mette al centro il prodotto che è il vero core business e crea le condizioni per il risanamento attraverso l’aumento delle produzioni interne e non la cessione all’esterno dei contenuti del servizio pubblico. Alla Rai – conclude il consigliere – bisogna chiedere di avere le carte in regola: non si possono chiedere sacrifici se prima non vengono eliminati gli sprechi, i privilegi di pochi e le scelte contrarie agli interessi aziendali”.

(ER)