LONDRA – Assediato da decine di migliaia di studenti e circondato dalla polizia. Così si presentava oggi il parlamento di Westminster, nelle ore in cui al suo interno andava in scena il voto per triplicare le tasse universitarie. Dopo una giornata di guerriglia urbana, fatta di massiccio “kettling”-tattica di contenimento usata frequentemente dalla polizia britannica: si bloccano le persone con cordoni di forze dell’ordine, in modo che non possano più uscire o entrare – e ripetuti tentativi di forzare i blocchi con lancio di petardi, bastoni e altri oggetti, il bilancio è pesante. Feriti tre agenti, di cui uno gravemente, 19 per ora i manifestanti medicati, di cui 6 finiti in ospedale, diversi in fermati, in tutto il Regno Unito, 7 solo a Londra. E la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore.

Gli scontri tra giovani e polizia sono scoppiati quando una parte dei manifestanti ha abbattuto le transenne di metallo con cui le forze dell’ordine avevano eretto un cordone sanitario attorno a Parliament Square e si è diretta verso la Camera dei Comuni, lanciando fumogeni e vernice. Alcuni studenti si sono arrampicati sulla statua di Winston Churchill coprendola di graffiti. A quel punto sono iniziate le cariche della polizia a cavallo.

Per tutto il giorno gli studenti hanno marciato dalle università occupate lungo lo Strand per poi arrivare sotto il Big Ben nel primo pomeriggio. Hanno scandito ritmicamente il loro canto di battaglia “no if, no but, no education cut” (“no ai tagli all’istruzione senza se e senza ma”), mostrando striscioni in favore dell’istruzione pubblica, contro il governo Cameron e il suo vice, Nick Clegg, responsabile del clamoroso voltafaccia che l’ha portato dall’opposizione ad ogni aumento delle tasse, promesso durante la campagna elettorale, al pieno sostegno.

Alla Camera dei Comuni il voto è arrivato poco prima delle 19. Una maggioranza di soli 21 voti (rispetto agli oltre 40 sulla carta) segna il primo giorno di difficoltà per la coalizione liberal-conservatrice al governo dallo scorso maggio. Ed una vera vittoria di Pirro per Nick Clegg, che ha visto astenersi persino il vicesegretario del suo partito, Simon Huges. Oltre ai ribelli che perfino nel partito conservatore hanno votato contro, il caso più clamoroso è forse però quello di Jenny Willott, Lib Dem membro dell’esecutivo. Annunciando il suo voto contrario, aveva rassegnato le dimissioni già nel pomeriggio per evidenti ragioni di coerenza politica, seguito poi da altri due colleghi di partito e di governo.