In Italia si può avere l’appellativo di giovane regista fino ai quarantacinque anni. In alcuni casi si arriva anche oltre. A quell’età un uomo dovrebbe già tenere famiglia, uno o due pargoli e magari una moglie o simile. Una donna sta entrando in quella fase definita di splendida maturità con tutti gli annessi e connessi, visivi e immaginifici ma se c’è una cosa certa è che a quell’età la gioventù è ragionevolmente passata. Quindi qualcosa non va.

Come mai il giovane regista quarantacinquenne non è riuscito a fare il suo primo film prima? E soprattutto perché deve essere ancora giovane a tutti i costi? Perché in effetti se fa il suo primo film vuol dire che è giovane anche se giovane non è. Quali sono le logiche misteriose che lo trattengono sulla soglia di una post-giovinezza senza permettergli mai di entrare in una placida ma conturbante maturità?

Mi sono interrogata a lungo su questo dilemma, credo alla base del mancato ricambio generazionale della nostra generazione di autori, registi o semplici cineasti, come dir si voglia e sono giunta alla conclusione che alla nostra generazione è mancato qualcosa. In fondo ci siamo spogliati dei padri con tanta veemenza e quando non li abbiamo più avuti ci siamo resi conto che così saremmo rimasti figli per sempre, la casellina  Padri/Maestri non era più occupabile. C’è un buco di una generazione nel pensare, sentire raccontare l’Italia, c’è una sensibilità troppo diversa tra quelli che sarebbero piuttosto i nostri nonni per età ed esperienze di vita, cinematograficamente parlando, seppur grandi maestri e noi, giovani registi ultraquarantenni. Loro avevano fatto la guerra e conoscevano la voglia di ri-costruire noi abbiamo trovato qualcosa che si è tramutato velocemente in un mondo Ikea, sembra facile ma se perdi le istruzioni dormi per terra.

Quel giorno a una delle riunioni dei 100 Autori c’era un insolito clima di coesione e per la prima volta sembravano tutti uniti contro il difficile momento da superare. Mentre mi rallegravo per la bella e insolita sensazione, stava parlando un signore di una certa età, il classico Autore che ha fatto un film in vita sua e il resto del tempo l’ha passato a meditare. Il suo discorso si protraeva e si protraeva e si protraeva fino a quando un ragazzo sui vent’anni ha provato a interromperlo per dire “Si vabbè, abbiamo capito ma qui ci siamo anche noi e vorremmo dire qualcosa” L’Autore è rimasto muto per un secondo poi furibondo per l’interruzione ha iniziato un lungo discorso che si è protratto a lungo sul rispetto, sull’importanza dei contenuti e bla bla bla. Il ragazzo non è più intervenuto. L’Autore non si è scollato mai dalla sua poltrona. Fine della storia.