Bersani ha sempre torto perché è vecchio e brutto e Renzi ha sempre ragione perché è giovane e bello. Bersani ha torto perché è vecchio, Renzi ha ragione perché è il “nuovo”. Matteo Renzi è corso da Berlusconi con questa motivazione: “Qualche tempo fa ci eravamo sentiti per la storia dei rifiuti e io gli ho ricordato che aveva un impegno con Firenze. Sinceramente, vista la situazione politica, non credevo che si facesse vivo. Invece mi ha chiamato. Ad Arcore gli ho chiesto di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl aveva preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Se il governo vuole mantenere gli impegni, l’occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale e non sto chiedendo di levare soldi ad altri Comuni, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze”.

Il punto, però, è che l’incontro tra il premier e il sindaco di Firenze è avvenuto ad Arcore, residenza privata di Silvio Berlusconi, in barba a un qualsiasi senso di decoro istituzionale. Renzi ha chiesto risorse per Firenze nel luogo divenuto teatro del Bunga Bunga. I fiorentini non ne saranno orgogliosi. Detto questo Renzi ha ragione quando dice che con il presidente del Consiglio un sindaco ha il dovere di parlare. E’ anche vero che con una crisi all’orizzonte e le Camere chiuse, questo incontro tutto pare tranne che un’azione pragmatica per il bene di Firenze. E’ vero che il milleproroghe potrebbe anche esser approvato da un governo dimissionario, ma rimane il sapore e il sospetto dello sgarbo nei confronti della classe dirigente del Pd, che sarà pure da rottamare, ma che forse alla vigilia di un momento cruciale come quello della sfiducia a Berlusconi, andrebbe sostenuta da un suo importante amministratore locale, in modo pragmatico, per il risultato: mandare a casa Berlusconi. Invece, il “rottamatore” (dando atto a Renzi di aver almeno detto di “non immaginare un politico più distante da me”) è parso impegnato in una rianimazione di un Berlusconi crepuscolare. Cosa già riuscita in passato a illustri piddini del calibro di Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Proprio l’alfa e l’omega dei mali del Pd secondo lo stesso Renzi.