Il cerchio si stringe sempre più attorno a Julian Assange. Le poste svizzere hanno chiuso il conto corrente aperto dal fondatore di WikiLeaks per raccogliere fondi. Alla base del provvedimento ci sarebbero le false informazioni comunicate alle autorità elvetiche. “Il cittadino australiano (Assange) – si legge nel comunicato – ha fornito false informazioni riguardo alla sua residenza (in Svizzera) durante le procedure di apertura del conto”.

Intanto proseguono le rivelazioni contenute nei cablogrammi del Dipartimento americano rese pubbliche da Wikileaks. Al centro il nostro presidente del Consiglio e alcune opinioni sul nuovo primo ministro russo. Non solo. In altri cablogrammi mandati in rete dal gruppo Julian Assange si racconta di un’attività di spionaggio orchestrata dal Pentagono nei confronti di aziende italiane.Tra gli ultimi dispacci ci sono anche apprezzamenti per il nostro minitro degli Esteri

Il Cavaliere e l’amico russo

In un nuovo cablogramma si legge come Silvio Berlusconi definisca Vladimir Putin come “il centro del potere in Russia” e Dmitri Medvedev un mero “apprendista” del premier russo: il Cavaliere lo sottolinea  dopo una “lunga e familiare” disquisizione “sulle qualità, a suo modo di vedere, di Putin come leader” nel primo incontro con David H. Thorne, l’ambasciatore americano in Italia nominato da Barack Obama. Nel resoconto, del 21 settembre 2009, pubblicato da El Pais, il diplomatico Usa racconta il suo primo incontro con il presidente del Consiglio italiano, incentrato su Afghanistan, Russia, Iran e candidatura di Chicago alle Olimpiadi del 2016. In tarda mattinata arriva la smentita ufficiale della presidenza del Consiglio: “SilvioBerlusconi non ha mai pronunciato le frasi sul Presidente russo Medvedev che gli vengono attribuite dalle ultime rivelazioni di Wikileaks, nè ha mai tracciato paragoni, in pubblico o in privato, tra il presidente Medvedev e il primo ministro Putin”, afferma palazzo Chigi in una nota: “Niente di nuovo, quindi. Mentre continua a imperversare il gossip fine a se stesso – si legge ancora – parlano i fatti attraverso i tanti risultati concreti dei Vertici italo-russi, compreso quello che si è appena chiuso a Sochi con la conferenza stampa congiunta dei due Presidenti”.

Aziende italiane spiate dal Pentagono

Il dispaccio, inviato il 18 febbraio 2009 dal Dipartimento di Stato Usa, contiene la “prima versione – scrive il sito – della Critical Foreign Dependencies Initiative, una lista di infrastrutture chiave considerate dal governo statunitense di importanza critica per l’America. Nella lista si dettagliano impianti farmaceutici, miniere per i minerali rari, infrastrutture tecnologiche e per la comunicazione”. Tra questi, si legge nel lungo elenco indicato nel dispaccio pubblicato integralmente da Wikileaks, centinaia di aziende, impianti, infrastrutture. Ad esempio, il gasdotto Trans-Med, la Glaxo Smith Kline SpA di Parma e la Digibind in Italia, il cavo sottomarino APOLLO in Francia e Gran Bretagna, le fabbriche farmaceutiche in Germania, il gasdotto Nadym in Russia e altre centinaia di siti in Israele, Spagna, Africa, praticamente ovunque. L’attività di intelligence doveva essere condotta “senza consultare i Paesi ospitanti”. A conferma dell’interesse Usa per queste infrastrutture chiave, aggiunge il sito, l’offerta “di aiuto agli impianti, o la promozione di servizi e tecnologia Usa per garantire la sicurezza”.

In un dispaccio Usa a firma dell’ambasciatore americano a ROma, David H. Thorne si legge come l’Eni “ha trasmesso al governo Usa” la lista di tutti i progetti in Iran, “quelli in corso e quelli sospesi”, mentre l’Edison “ci ha detto” che “il governo italiano sollecita l’avvio di un importante progetto in Iran”. Thorne dà conto del primo incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel settembre 2009. Presenti Gianni Letta, Elisabeth Dibble, Valentino Valentini, Bruno Archi. Il cable ottenuto da Wikileaks è stato diffuso dal Pais. “Berlusconi si è mostrato sorpreso, e ha smentito che la compagnia procederà “, si legge ancora. Il documento però prosegue e sottolinea come “l’Eni spesso appare dettare la politica energetica del governo italiano”, e usa la propria influenza “per bloccare i piani del’Unione europea sulla liberalizzazione del mercato dell’energia”. Lo scrive l’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble nel gennaio 2010, in vista della visita del ministro Franco Frattini a Washington. “La politica energetica dell’Italia riflette le priorità russe piuttosto che quelle europee. Per esempio, – scrive Dibble – il governo italiano è ambivalente su sostegno al progetto Nabucco, mentre Eni aiuta Gazprom a costruire gasdotti nel Mar Nero e nel Baltico, che creeranno solo maggiore dipendenza verso la Russia da parte dell’Unione europea”.

Il ministro Frattini

Franco Frattini ha una “forte reputazione internazionale” e gode del “rispetto dell’opposizione di sinistra in Italia”: è quanto si legge in un cable siglato da Elizabeth L. Dibble del 13 gennaio 2010, una “sceneletter” per la visita di Frattini a Washington. “Anche se non ha una base elettorale, la sopravvivenza politica di Frattin non sembra dipendere più da Berlusconi”