…Penso al piacere, dalla primavera all’autunno, di studiare e scrivere sulla propria scrivania con le finestre aperte, sentendo fragranze di glicini o di magnolie provenienti dai cortili, o i profumi delle vicine campagne, o gli odori del Ticino che scorre non lontano; ma anche avvertendo, senza essere distratti, il brusio degli studenti che si concedono qualche pausa alle ricerche in biblioteca; e talora, nei giorni festivi, registrando il passaggio di intere famigliole di turisti (ivi compreso qualche piccolo futuro studente) in visita ai loggiati dell’Ateneo, che sono di transito pubblico. Qui è immediata la sensazione dell’Università che vive dentro la città, e si alimenta così anche nei docenti, proprio mentre si studia o si scrive, la speranza di poter in tal modo fare qualcosa di utile – ognuno nel campo delle rispettive discipline – per il progresso della società civile, nella quale si è anche fisicamente immersi.
Penso alla fortuna di essere professore della materia che più mi appassiona…

Così scriveva tre anni fa Vittorio Grevi, professore ordinario di Procedura penale all’Università di Pavia, che oggi è improvvisamente e precocemente mancato. E certo ne aveva ancora tante di cose da dire e da fare, e molto aveva già fatto di utile, non solo per i suoi studenti, ma anche per chi aveva avuto il piacere di leggere quello che scriveva, anche sulla stampa non specializzata, e per tutti quelli che lo avevano ascoltato in qualche convegno, in un incontro, o, talvolta, alla radio o, assai raramente, alla televisione.

La procedura penale, la sua materia, era diventata, dopo il periodo di Tangentopoli e l’improvvisa, e sospetta, gragnuola di modifiche agli articoli del relativo codice, la chiave per capire come la casta dei legislatori si stava organizzando per limitare i danni e per far sì che mai più potesse accadere quanto era allora avvenuto e, anzi, si potesse continuare come prima di Mani Pulite, proprio come ai bei tempi, e anche meglio (o peggio, dipende dai punti di vista).

Il professor Grevi, nei suoi interventi, aiutava anche i profani, anche quelli che la procedura penale non sapevano quasi cosa fosse, a capire il senso delle modifiche legislative. Pur restando scientificamente ineccepibile, sapeva essere semplice e chiaro come un cristallo, e parlava un bell’italiano elegante e accattivante che teneva l’ascoltatore attento fino alla conclusione del ragionamento, anche se l’argomento non era facile.

Ogni anno organizzava per il Dipartimento di Diritto e procedura penale dell’Università di Pavia un ciclo di seminari presso il Collegio Ghislieri, invitando a discutere su temi di attualità, attinenti alla sua materia, colleghi, giuristi, avvocati e magistrati di diverse tendenze. Erano serate frequentatissime, e non solo dagli studenti. C’era molto da capire e da imparare.

Per quanto difficile possa riuscire, cercate di immaginate un talk show in cui tutti gli invitati sanno di che cosa stanno parlando e si comportano educatamente, nonostante la pensino in modo opposto: niente urla, niente insulti e nessuno che cerchi di coprire la voce degli altri con la propria. A Pavia succedeva, ed era molto utile per gli ascoltatori. C’è da augurarsi che adesso la tradizione continui e che i seminari si tengano ancora: sarebbe giusto continuare e dedicarli al professor Grevi, e sarebbe un bel modo per sentirlo ancora tra noi.

La commemorazione accademica del professor Vittorio Grevi si svolgerà nel cortile Volta dell’Università di Pavia martedì 7 dicembre, alle ore 12.

Per approfondire:
Eventi a cui ha partecipato Vittorio Grevi
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