Nel panorama musicale italiano i Timoria sono stati una delle più belle realtà di sempre, con la loro musica rock ammiccante al metal, mescolata ad arte e poesia, sono riusciti a segnare un’intera generazione, quella di cui io stesso faccio parte. All’improvviso però, i membri della band hanno deciso di prendere direzioni diverse: Francesco Renga, il cantante, ha intrapreso una carriera solista dandosi al Pop; Omar Pedrini, capitano indiscusso della band, dopo una pausa di riflessione durata 5 anni, è tornato nel mondo della musica e il suo ultimo album intitolato “La capanna dello Zio Rock”. Diego Galeri (il batterista) e Carlo Alberto “Illorca” Pellegrini (il bassista) invece, hanno fondato una nuova formazione, i Miura, la cui musica spazia dallo Stoner-rock alla New-Wave e rappresenta la sintesi del background musicale dei singoli musicisti che la compongono. Ed è proprio dei Miura che oggi parleremo.

I Miura nascono nel 2003 dalla collaborazione artistica tra Diego Galeri e Illorca (Timoria) e Killa (Zona -Alligator). Successivamente la formazione si completa con l’inserimento del cantante Jack in seguito sostituito da Max Tordini.
Nel 2005 esce il loro primo album dal titolo “In Testa” seguito da “Croci” nel 2008, prodotti il primo dagli stessi Diego e Illorca, mentre il secondo da Giorgio Canali. Il 7 novembre 2009 è stato dato alla luce, su etichetta Prismopaco e distribuzione Venus, “3”, il nuovo album che contiene 11 brani con un’attitudine al Crossover ereditata dai Timoria, passando per la New Wave, non disdegnando le dure sonorità Stoner.
Con il loro ultimo album, i Miura si confermano band capace di sorprendere grazie ai cambi di genere improvvisi, con aperture verso nuove strade più ricercate e sensibili. E quando si smorzano i toni più lugubri dei viaggi introspettivi, succede che i brani si colorino di Pop.
3” è un disco che coinvolge grazie al suo sound inedito e canzoni come “Normale”, “Giuda”, “Io, nella capsula del tempo” restano impressi nell’anima. “Stalker” di Tarkovschiana memoria, brano strumentale chiude in grande stile il disco.

Per ilfattoquotidiano.it abbiamo incontrato il biondo leader del gruppo, Diego Galeri, il quale ci ha parlato del suo nuovo progetto musicale e della sua inedita attività di producer. E da rocker navigato qual è, sono tante le cose che ha da dire.

Batterista di successo e produttore: come vedi il panorama musicale italiano?

Dal punto di vista della creatività lo vedo in buona forma. Ci sono molte belle in giro, band che suonano bene, che hanno ottime idee e fanno ottima musica. Purtroppo tutto ciò che vi gira intorno non è in grado di valorizzare il talento, né di supportarne l’attività. Gli spazi per suonare sono ridotti all’osso, mancano i fondi e in più c’è apatia culturale e disinteresse generalizzato con la conseguente corsa al ribasso qualitativo. Credo, però, che la situazione presto cambierà: certo è un discorso davvero complesso e le responsabilità sono imputabili un po’ di tutti.
Viviamo un momento di transizione per la musica, ma in fin dei conti, un po’ di selezione naturale non fa male: chi ha qualità sopravviverà.

Com’è stato ripartire dopo lo scioglimento (temporaneo spero) dei Timoria? C’è la possibilità di rivedere la formazione originale, Renga e Pedrini compresi?

Piu che ripartire direi che ho continuato a fare quello che mi è sempre piaciuto, ed è una gran fortuna direi. Non ho mai pensato allo scioglimento dei Timoria con sentimento luttuoso ma piuttosto al naturale evolversi di un percorso musicale e umano. Le band nascono per amore e finiscono quando questo si esaurisce… e così è stato per noi.
Poi, naturalmente, non per questo finisce la vita di un musicista. Mi sono semplicemente chiesto cosa mi sarebbe piaciuto fare dopo i Timoria e formare una nuova band è stata la risposta. Dopo tre album dei Miura mi reputo fortunato ad esserci riuscito.
La dimensione della band è quella che prediligo, non so se ci sarà la possibilità di rivedere i Timoria insieme… al momento non se ne parla… sono passati 7 anni dall’ultimo concerto e da allora sono successe molte cose.
Nessuno di noi ha mai pensato di riunire la band, per farlo dovrebbero esserci motivazioni ed energie forti che al momento non ci sono. Riunirsi per fare un pugno di concerti allo scopo di fare cassa non è nel nostro stile, altri lo stanno facendo. A me non piace.

Quali sono le tue ambizioni riguardo alla nuova formazione Miura?

Preferirei non parlare di ambizioni, oggi lo considero rischioso. Miura è un progetto spontaneo e in continua metamorfosi, la speranza è quella di riuscire a produrre musica con continuità e senza vincoli di alcun tipo. Fino ad ora ci siamo riusciti, inoltre il quarto disco è in lavorazione e l’obiettivo è pubblicarlo nel 2011. Ci sono poi altri progetti a cui sto lavorando e che mi stanno appassionando molto (collaborazione con altri gruppi e produzione di band emergenti, ndr), spero di poterne parlare presto.

Da cosa deriva il nome e come mai avete scelto come titolo dell’album il numero 3?

Miura è una razza di tori particolarmente aggressivi, è poi un modello di Lamborghini famoso in tutto il mondo, ma anche un diffusissimo cognome giapponese. I significati sono molteplici, in più ci piaceva il suono della parola.
Abbiamo deciso di intitolare ‘3’ il nostro album perché è il terzo, 3 perché è il numero perfetto, 3 perché nella storia ci sono tanti album importanti con quel titolo e per noi questo è un disco importante. Pubblicare il terzo album è una conferma.

Hai fondato la l’etichetta Prismopaco. Puoi dirmi quali sono i tuoi propositi e cosa ne pensi delle giovani band che inziano a far musica?

Prismopaco nasce come etichetta indipendente artigianale, l’obiettivo è quello di pubblicare la musica che mi piace, mia ma anche di altri musicisti/band/artisti che non trovano spazio per esprimersi. Naturalmente non dispongo di grandi mezzi ma cerco di trattare la musica con il massimo rispetto. Non seguo logiche di mercato né cerco il one-shot single. Il mio agire è animato dalla passione che da sempre mi guida, la musica ha bisogno di essere amata oggi piu che mai e Prismopaco rappresenta il mio personale e modesto ma sincero attestato d’amore.

Cosa pensi dei talent show per promuovere la nuova musica?

I talent show NON promuovono nuova musica… ma solo modelli sbagliati e distorti… sono una delle peggiori infezioni che la tv abbia mai contratto fino ad oggi.
Sono convinto che presto l’entusiasmo per questo genere di trasmissioni si esaurirà e quelli che ne avranno sposato la causa o addirittura investito grandi capitali (vedi major discografiche, cantanti all’arrembaggio, personaggi televisivi riciclati) si troveranno con un pugno di mosche in mano e un futuro da ricostruire, e non sarà facile. Per quelli che invece vivono ai margini del mondo mediatico non cambierà nulla e se avranno seminato bene avranno un ottimo raccolto.