In un’intervista di qualche tempo fa Julian Assange rifletteva sulla censura, sostenendo che questa opera solamente quando le idee hanno vera forza. In Occidente si può dire tutto non perché siamo più liberi, ma perché le idee ormai sono inoffensive per il potere. In paesi come la Cina la censura è invece imposta proprio perché le idee sono percepite come pericolose.

Se fino a poco tempo fa questo ragionamento poteva a molti sembrare assurdo, quello che sta accadendo in questi giorni ci pare la prova di quanto fosse invece sensato. Finora i leaks avevano toccato le gerarchie militari, messo in pericolo confidenti, addirittura fatto cadere governi (In Kenya). Ma non c’era stata una vera reazione oltre le parole.

Nel momento in cui i leaks hanno però toccato le leve del potere, la repressione sul web si è scatenata eccome, in modi del tutto affini a quelli dei cinesi.

Ci dicono che questa reazione sia giustificata dal fatto che Wikileaks abbia ucciso la diplomazia come segreta arte del compromesso. C’è da chiedersi però se in una socità moderna sia un compromesso accettabile offrire sostegno a regimi sanguinari in cambio di lavori sporchi o far finta di nulla mentre l’Arabia Saudita fa il “bancomat di Al Quaeda” (per non parlare poi dei nostri governanti).

In Italia non si fa altro che dire quanto poco di importante ci sia in questi leaks. Ma se è veramente così, perché i potenti di tutto il mondo si affannano per cancellare Wikileaks dalla faccia della terra?

Forse perchè Assange &Co hanno squarciato il velo sul fatto che viviamo sempre meno in una democrazia di uguali e che si sta combattendo una battaglia senza precedenti sulla libertà d’informazione.

Quando negli anni ’60 Daniel Ellsberg, di cui parlammo qualche mese fa diffuse i Pentagon Papers ci fu un’enorme reazione nell’opinione pubblica.

E oggi? Invece di chiedersi quale “manina” c’è dietro Wikileaks forse sarebbe il caso di offrire il proprio sostegno a chi ha avuto il coraggio di sfidare lo status quo, invece di assistere come in un reality alla caccia all’uomo che nell’indifferenza generale ci dice che avanziamo a grandi passi verso la tirannide.

Anche perchè non possiamo certo contare sui poteri forti di Internet, che si stanno allineando alla velocità della luce. Lo avevamo visto con Google in Cina, lo vediamo ora con Amazon che cancella Wikileaks dai suoi server ed Ebay che, attraverso la sua controllata Paypal, blocca le donazioni online.

Perchè non iniziare col boicottaggio di Amazon, Ebay e Paypal, che a parole si dichiarano paladine della cultura e dello scambio di idee mentre invece, senza  la minima resistenza, cedono di fronte alla politica repressiva del penultimo Nobel per la pace e della signora Clinton la quale, dopo aver richiesto campioni di dna e numeri di carta di credito dei funzionari Onu, ora sogna di tornare a fare l’avvocato e combattere per quei diritti civili che come segretario di stato sembra aver dimenticato?

Qui si può ancora donare a Wikileaks