La caccia al marocchino, che molti temevano e alcuni auspicavano, finora non c’è stata. Brembate Sopra aspetta notizie in silenzio, rinunciando a scagliarsi contro gli extracomunitari. Sarebbe troppo facile e soprattutto non servirebbe ad allentare la morsa dell’angoscia per la sorte di Yara, che monta di ora in ora. Qualcuno ha provato a gettare benzina sul fuoco dopo la notizia del fermo di un cittadino marocchino, ma la gente non c’è cascata. E per fortuna, soprattutto ora che la posizione dell’uomo è stata molto ridimensionata – l’intercettazione che doveva provarne il coivolgimento era mal tradotta – e si va verso una scarcerazione. Nemmeno la Lega se l’è sentita di ringhiare in un momento così drammatico. Ha prevalso il buon senso, nonostante il presidente dei “Volontari Verdi”, movimento vicino ai padani, abbia tentato di innescare la miccia. “Ancora una volta siamo stati stuprati da gente che non si integra con noi. E’ ora di tirar fuori i denti” ha sentenziato Efrem Belussi davanti alle telecamere appostate di fronte a casa Gambirasio.

Il personaggio è già noto alle cronache perché denunciato dalla procura veneziana come uno degli autori del pestaggio ai danni di due camerieri, un albanese e un marocchino, avvenuto il 13 settembre 2009. Il suo appello è caduto nel vuoto, la Lega non ha per nulla gradito. Dopo la presa di distanza del sindaco Diego Locatelli, anche il segretario provinciale Christian Invernizzi ha condannato i rigurgiti di intolleranza affiorati domenica. “Sono dichiarazioni che respingiamo in modo netto. Si tratta di comportamenti stupidi e controproducenti messi in atto da chi cerca solo pubblicità. Quanto ai cartelli, si tratta di reazioni di pancia, niente di più”. La Lega tiene il basso profilo, ma questo non basta per rassicurare i circa trecento extracomunitari che vivono a Brembate Sopra, che temendo la vendetta sono spariti dalla circolazione. “Abbiamo paura di tutto”. confida alle telecamere un nordafricano prima di sparire nel nulla assieme agli altri stranieri. Lunedì pomeriggio in giro non se ne vede uno. “In centro e nei bar non si vedono più”, spiega un consigliere leghista di vecchio corso. “Ma non hanno nulla da temere perché questo è sempre stato un paese tranquillo, che spende molto per il sociale e per favorire l’integrazione. Con loro non ci sono mai stati problemi, ospitiamo persino i loro anziani nella nostra casa di riposo”.

Poco distante, una signora scuote la testa: “Possono sbagliare loro e possiamo sbagliare noi. Non tutti gli stranieri sono delinquenti e assassini. Quel che è certo è che se vengono qui è per fare lavori che i nostri giovani non vogliono più fare”. In mattinata una giovane mamma brasiliana era transitata di fronte a casa di Yara per portare la sua solidarietà e chiedere giustizia. “Questo paese non è razzista” garantisce.

La gente di Brembate aspetta, ormai logorata dal dramma. A un paio di chilometri i pompieri iniziano a prosciugare l’ennesimo stagno, ma sono pochi i curiosi che si fermano a seguire le operazioni, così come nessuno si sogna di inserirsi nelle inquadrature televisive.