Succede a Palermo che un ciclo di interviste pubbliche diventi lo spunto di una collana editoriale pubblicata da una giovane e coraggiosa casa editrice siciliana, Navarra, che da febbraio sarà distribuita in tutte le librerie italiane. Il primo libro è dedicato alla vulcanica regista teatrale Emma Dante e sarà presentato in anteprima sabato 11 dicembre alle ore 19 alla Vicaria (via Polito 5/c), lo spazio autofinanziato fondato dall’artista a Palermo.

Una scommessa editoriale che nasce dalla necessità di segnare “da qui giù”, una simbolica linea d’ombra, fra un presente e un futuro migliore per il Paese, fra il degrado morale, culturale, sociale, e politico di questi anni e una fase di rinascita complessiva. Una sfida che sta tutta dentro il profilo editoriale della Navarra Editore, impegnata da anni in un lavoro di valorizzazione di tutte le energie positive di questa terra: della sua cultura, della creatività e dell’impegno civile. Una sfida che condivide con il Circolo Arci Nzocchè, che ho contribuito a fondare nel cuore ferito della città (Borgo vecchio), insieme a Rosi Castellese e Cathy La Torre, e dove sono state originariamente realizzate le interviste, per la rassegna Palermo, che puzza.

I contenuti e gli spunti di analisi scaturiti da queste conversazioni realizzate a esponenti di rilievo della cultura e della società, non appartengono solo a questa città, ma la loro forza tracima il confine periferico e geografico per offrirsi a un pensiero e a un sentire ancor più collettivo. Palermo racconta oggi l’Italia. E a partire da chi scrive, da chi pubblica, dal mondo della cultura e dell’editoria, si avverte l’urgenza di contribuire alla narrazione di un nuovo racconto sociale. Per farlo, abbiamo bisogno di uno sguardo visionario e crudele sulla realtà, sulle ferite e sul dolore sociale.

Nei panni di autrice della collana ho scelto innanzitutto lo sguardo appassionato della regista e drammaturga palermitana Emma Dante, grande talento del teatro contemporaneo. A lei è dedicato il primo libro, che scava nel rapporto controverso fra l’arte e le sue origini: un prezioso manifesto di passione civile e di impegno culturale. Parole che riescono a dare un nome giusto alle cose, alla Sicilia e a Palermo, come metafora di un Paese a cui stanno strappando ogni giorno un pezzo di carne, e non si sente il dolore. Un paese in cui non resta che “cercare e cercarsi”, come dice Emma Dante più volte nella intensissima intervista raccolta nel libro, e realizzata insieme a Beatrice Monroy: “Allora io dico: rimango e resisto!.

Palermo oggi è una città culturalmente in declino, ma come tutto il paese è ricca di talenti e intelligenze che molti ci invidiano. Tuttavia le belle teste spesso vengono umiliate ed emarginate. E’ da questo rimosso che dobbiamo ricominciare, liberandoci dal peso dell’autoreferenzialità, e mettendo in circolo le energie migliori. La cultura è il primo punto, perché è da qui che si può vincere il degrado morale e sociale che ha investito Palermo e il paese negli ultimi 15 anni.

Il libro è un modo per onorare l’idea che in questa città si possa cambiare a partire dai grandi talenti che abbiamo. Nzocchè da questo punto di vista è un’officina dove si sperimentano delle cose, dei percorsi, ci si confronta, si pensa insieme ad altri, si prova ad abbattere delle pareti che ci dividono dalla realtà concreta, quella ad esempio di un quartiere degradato e in mano alla malavita, a due passi dai salotti bene della città. Le interviste di Palermo, che puzza su cui si basa la collana, hanno avuto per noi il significato di provare a dare un nome giusto alle cose. E abbiamo scelto delle persone che, secondo noi, anche per un fatto generazionale, interpretano oggi in modo più autentico e innovativo le potenzialità, il desiderio e la rabbia di un cambiamento che parla a tutto il Paese.

Emma Dante è una donna eccezionale, un’artista unica e una grande cittadina di Palermo. Anche se in questa città lei è costretta a vivere in una condizione clandestina. Ma è questo il punto. Questa città non sa più riconoscere la bellezza, che è poi quella che ci apre gli occhi e ci insegna a essere menti pensanti e ad avere un’anima. Ma è con questa bellezza ferita, sfregiata e dimenticata che dobbiamo fare i conti fino in fondo, noi palermitani e noi italiani. Emma è la voce di una generazione culturale che non si è rassegnata, ma che ha pagato e paga ancora per questo, un prezzo molto alto. Non tutti, certo, ma chi non ha ceduto alle lusinghe del potere corrotto oggi, per le istituzioni, non esiste. Il punto è: avremo la forza di cambiare questa situazione? Io penso che ci sia ancora speranza, e il lavoro di Emma Dante contribuisce a crearla, perché costruisce, dalle macerie e dal dolore, un nuovo immaginario, una nuova narrazione civile, culturale e sociale.