Copertina della canzone "Maramao perché sei morto?"Giuro che sono senza alcuna intenzione e che sarebbe inutile da parte vostra ricercare qualsiasi riferimento al perché io oggi di prima mattina nello scendere le scale di casa mi sia sorpreso a fischiettare l’aria del Maramao perché sei morto?. Le proteste subito giunte dai borbottii dei vicini, che giustamente ritenevano indegna la mattutina ora del mio rumoroso fischiettare, hanno tentato di zittirmi. Ed io, ripresomi da quel distratto stato onirico in cui mi trovavo per non aver preso ancora il primo caffè, ho troncato la fischiettante espressione sonora applicando immediatamente un auto censura.

Niente da fare, mossi i primi passi in strada, libero dai timori dell’ascoltante condominio, distratto dal freddo e dall’umido con la bocca protetta e nascosta da una sciarpa gialla che più gialla non si può, ho ripreso a fischiettare l’arietta anti-maramaldi in totale incoscienza e, continuo a giurarvi, senza nessuna intenzione provocatoria. Solo il corale canoro plauso del mercato del mio quartiere, che si è unito aggiungendo alle conosciute parole della nota filastrocca frizzi e lazzi con sottintesi riferimenti al quotidiano, mi hanno fatto, questi sì!, smettere immediatamente di modulare note. Spaventato di fare la fine dello storpio che in altre epoche fu arrestato con l’accusa di canticchiarla in spregio alla dipartita di un allora Papa e in altri livornesi tempi della dipartita del gerarca di turno. Niente da fare.

E dire che in effetti ero andato lì per comprare insalata d’orto e pane del Casentino dovendo poi incontrare un produttore di vino da mescita che, come forse vi potete immaginare, è oggigiorno in piena dittatura di etichette e marchi, cosa rara e pericolosamente rivoluzionaria. La delazione è sempre pronta allo sfregio e in un fiat ti puoi ritrovare sbattuto in prima pagina come spacciatore di preziosissimi oli non etichettati, di vini non blasonati, di pani cotti, ebbero a dire qualche anno fa, in “cancerogeni” forni a legna e di insalate coltivate sapete voi bene come. L’imperante dittatura del “cibo che non fa male”, lontanissima dell’idea dal “cibo che deve fare bene” ci costringe ad omologanti acquisti come impacchettate rucole o ancor peggio di zucchine maturate a colpi di cherosene o ad usare finti oli anch’essi più simili al cherosene che ai nostri extravergini.

Tutto il mercato stamani ha cantato contro tutti i Maramao, contro tutti i Maramaldi e qualcuno non visto ha pure scritto, in caratteri cubitali un “Eppur anche tutti noi avevamo l’insalata nell’orto”. Prendete un cucchiaio di yogurt tipo greco, aggiungeteci una manciatina di parmigiano, due cucchiai di buon olio e un non niente di limone, una presa di sale e una presina di pepe. Frullate il tutto e conditeci la vostra insalata preferita: minutina, gentile, valeriana, lattughina, romana, ecc..ecc..