Oggi penso sia doveroso rivolgere un pensiero al prof. Vittorio Grevi, grande giurista spentosi questo pomeriggio dopo una breve e improvvisa malattia.

Grevi è stato un autorevole insegnante (era docente di procedura penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia) che aveva scelto di essere solo un docente e di non esercitare l’avvocatura per essere maggiormente indipendente.

Ma egli era anche un maestro di vita ed un esempio per tanti, docenti e non docenti, avvocati e magistrati, che in momenti confusi o bui del Paese hanno trovato in lui un riferimento di grande coerenza ed onestà intellettuale.

L’estate scorsa la sua mancata nomina al Consiglio Superiore della Magistratura come membro laico eletto dal parlamento aveva suscitato la delusione di tanti, convinti che la sua sarebbe stata una figura di garanzia in difesa dei valori costituzionali non soggetta a pressioni da parte di chicchessia.

Il prof. Grevi era infatti noto anche ai cittadini poiché sulla stampa nazionale aveva in varie occasioni spiegato gli argomenti giuridici a sfavore di provvedimenti quali il Lodo Schifani e il Lodo Alfano o l’amnistia proposta sotto il governo Prodi, nonché di altre proposte legislative che nel contenuto o per la procedura di approvazione scelta violavano la Costituzione o i diritti della persona.

Egli dunque è stato quella voce indipendente che molti non avrebbero voluto sentire, ma i suoi ragionamenti, grazie alla preparazione, all’intelligenza e ad una chiarezza non comune per chi parli di questioni giuridiche, erano inconfutabili.

Proprio per questo egli era ancora più scomodo per tanti, soprattutto per i potenti e i loro accoliti, e proprio per questo la sua voce ci mancherà ancora di più.