Nella storia si contano sulle dita i riferimenti a mamme che hanno deciso di intervenire a favore dei propri figli.

Si parte, come primo termine di paragone, da Cornelia, madre dei Gracchi, che certa storiografia ha elevato ad espressione di totale abnegazione affettiva, per finire a Medea, talvolta aspetto negativo della stessa medaglia. Ed in mezzo tanto altro, di cui spesso non si conoscono i particolari, tranne quando qualcosa di eclatante interviene nelle vite, già piuttosto complesse, di queste donne.

Esempio mondiale di denuncia costante di un’efferata cancellazione dei diritti della persona è data dalle Mamme di Plaza de Mayo, che si sono trovate di fronte a un’epurazione sociale compiuta sui loro figli sulla base di una diversa espressione di pensiero. Il loro girare in circolo con il capo coperto da un fazzoletto bianco, in ricordo dei pannolini di tela usati per i figli, è un’immagine forte per la determinazione con la quale da trent’anni sono in cerca della verità.

Da pochi mesi, a seguito delle continue negazioni dei diritti fondamentali della persona, spesso mascherate da concessioni a coprire tagli in altre importanti voci del sociale, un gruppo di mamme italiane, complice Internet e il più famoso social network, si sono unite in uno sforzo comune: rivendicare il diritto di essere dei loro figli, la loro partecipazione a questa comunità come persone e non come voci passive di un bilancio dello Stato.

Si sono chiamate Mamme H, perché questa lettera muta ancora identifica uno status nel quale si trova a vivere il 10% degli italiani, sia direttamente che di riflesso. Il loro logo è frutto di un simpatico mix tra Wonder Woman e Pallina, testimonial di una vecchia pubblicità di Carosello, perché l’età spazia tra diverse generazioni.

L’infelice frase dell’attuale ministro delle Finanze su questa popolazione più fragile, quale spesa improduttiva dello Stato, ha scatenato l’indignazione delle Mamme H che si sono date appuntamento davanti al Quirinale per poter parlare con il presidente Napolitano. Il gesto, di un’estrema semplicità, senza alcuna pretesa di scene eclatanti di incatenamento, sit-in o sciopero della fame, ha letteralmente spiazzato tutto il Protocollo e il sistema di sicurezza.

“Siamo delle mamme e vogliamo parlare con il presidente Napolitano perché, quale rappresentante di tutti gli Italiani, lo è anche dei nostri figli!”.

Da quella prima uscita ufficiale sono seguite altre lettere di denuncia ed ulteriori incontri con esponenti della vita politica e religiosa del Paese: il cardinale Bagnasco, l’onorevole Carfagna, giusto per fare qualche nome.

Negli ultimi tempi la vita delle famiglie con persone disabili è diventata ancora più complicata, perché da un lato occorre combattere quotidianamente affinchè ne vengano rispettati i diritti, dall’altro bisogna demolire il concetto disabilità = zavorra sociale, ancora più enfatizzato da questa nostra società che si dice corra in avanti, ma non si capisce verso dove e perché.

Queste mamme si sentono molto vicine a quelle di Plaza de Mayo. Il risultato di scelte politiche è pressocchè lo stesso: da un lato la scomparsa, dall’altro l’eutanasia dopo lenta sofferenza.

Oggi, 3 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità che l’ONU ha voluto istituire dal 1992.

Molte mamme saranno in piazza per denunciare, ancora una volta, l’ultima (solo in ordine di tempo, purtroppo!) scelleratezza del Governo: l’azzeramento del Fondo per la non-autosufficienza che ci riporterà indietro nel tempo, con l’aggravante di scatenare una guerra tra poveri. Le persone con disabilità si troveranno a combattere a colpi di patologia per aver garantito il minimo. Invece la disabilità è un aspetto della vita di ognuno di noi.

L’impegno di queste mamme sarà sempre quello di combattere per i loro figli, senza alcuna pretesa di fare politica, se tale termine descrive ciò che siamo costretti a vedere in questi ultimi tempi. Hanno intrapreso un cammino difficile che è anche quello di una nuova cultura della disabilità, di dare gli strumenti perché la società possa finalmente guardare ai loro figli nella loro globalità e non nella mancanza.


Per le Mamme H
Gabriella La Rovere (Roma)
Marina Cometto (Torino)
Luciana Gennari (Roma)
Daniela Mignogna (Bologna)
Daniela Guccini ( Roma )
Sonia Pisani (Roma)