Solo 35 dei 347 miliardi di euro dei fondi strutturali Ue sono stati realmente utilizzati dal 2007 ad oggi. Poco meno del 10 per cento, il resto è rimasto a Bruxelles. Perché? Colpa della crisi a quanto pare, visto che gli Stati membri non sono più in grado di investire nei progetti che l’Ue andrebbe a cofinanziare. Lo rivela un interessante studio condotto dal Financial Times e dal Bureau of Investigative Journalism di Londra, che fa le pulci al modo in cui i fondi strutturali vengono spesi nel ciclo di programmazione 2006-2013.

Funziona così: Bruxelles mette una quota, di solito circa il 50 per cento, del budget indispensabile per un determinato intervento sul territorio, può essere una strada o un progetto educativo, che contribuisca ad aiutare le regioni meno ricche o a ridurre il divario di sviluppo tra Paesi. Il resto lo mette lo stato nazionale, la Regione o l’ente locale interessato. Possono partecipare anche i privati. Il problema, stando a quanto rivela lo studio, è che gli Stati membri proprio non ce la fanno a finanziare alcun progetto di sviluppo durante la crisi, quindi i soldi tornano a Bruxelles. In teoria potrebbero essere utilizzati per aiutare proprio quei Paesi in difficoltà, ma il problema è che al momento non è previsto un meccanismo del genere, quindi tornano nel calderone europeo.

Proprio un peccato per dei fondi che dovrebbero aiutare le regioni più povere ad emanciparsi e che mai come in tempo di crisi sarebbero utili. Una situazione peggiorata dal pessimo controllo, sempre secondo lo studio FT, sulla loro spesa a causa della complessità burocratica dei finanziamenti stessi. Enormi somme di denaro che si perdono in mille rivoli dei quali è a dir poco impossibile mantenere una traccia. Di questa complessità ne approfitta la criminalità organizzata, l’unica “azienda” che non si trova mai a corto di liquidi, tra cui l’immancabile mafia italiana. Proprio in Italia nei primi 10 mesi del 2010 la Guardia di Finanza ha condotto 769 indagini di sospette frodi ai fondi Ue per un ammontare di 320 milioni di euro. Sempre nel Belpaese dal 2005 al 2009 le cause chiuse per frodi ai fondi UE sono state 4712 per un totale di 2,1 miliardi di euro, 600 milioni dei quali relativi all’agricoltura, e 2200 persone coinvolte. Le maggiori irregolarità sono riscontrate a livello dell’aggiudicazione di un progetto, con documenti falsi e lavori che non sono mai iniziati. Secondo Rossana Boldi, Presidente della Commissione per le politiche europee del Senato, il 30 per cento delle frodi avviene in Calabria. “Consulenti professionisti che si specializzano nell’elaborazione di falsi progetti lavorano come veri e propri lobbisti delle frodi”, parola di Fabrizio Martinelli, colonnello della Guardia di Finanza.

E poi ci sono finanziamenti che invece che aiutare le piccole e medie imprese finiscono nelle tasche delle grandi multinazionali come Coca Cola, IBM, Nokia e Fiat. Niente di illegale per carità, se non il fatto che questi fondi dovrebbero aiutare principalmente la creazione di relazioni economiche e reti di Pmi (Obiettivo “Cooperazione territoriale europea”). Ecco allora l’assurdità della British American Tobacco che riceve, secondo lo studio FT, 1,6 milioni di euro per la costruzione di una fabbrica di sigarette quando l’Ue stessa è impegnata da anni nella lotta contro il fumo. E poi i 20 milioni di euro dati all’IBM per costruire un centro di consegna tecnologico in Polonia.

Chi dovrebbe controllare a livello europeo è l’OLAF (Ufficio anti frodi europeo) che purtroppo si trova spesso a corto di personale. Secondo il Financial Times l’unità investigativa che si occupa dei fondi strutturali in 27 Paesi è composta da sole 20 persone con un budget ridotto di 60 milioni di euro. Inoltre aprire un’inchiesta è tutt’altro che facile: ci vogliono seri indizi di reato e la collaborazione delle autorità locali. E proprio qui tocchiamo il punto dolente: “Gli Stati membri non sempre sono disposti a collaborare”, riferisce Rosalind Wright, membro del comitato di sorveglianza Olaf. Questo perché se una frode è scoperta i finanziamenti vengono congelati oppure se ne chiede il rimborso. Dal 1994 ad oggi sono stati recuperati ben 8,4 miliardi di euro, 2,5 dei quali sono in Spagna. Infine le indagini Olaf durano troppo tempo, si pensi che 329 delle 496 inchieste tuttora aperte (il 66%) vanno avanti da più di 9 mesi.

Per limitare gli errori e le frodi nella spesa dei fondi Ue, il Parlamento europeo ha chiesto un maggiore potere di controllo nello stanziamento dei finanziamenti e una maggiore assunzione di responsabilità da parte della Commissione. E’ stata anche chiesta, per l’ennesima volta, la sospensione dei finanziamenti di quelle regioni dove continuano a verificarsi “errori e frodi”. Come aveva riferito la Corte dei conti europea nel suo rapporto annuale 2009, più di un terzo dei fondi strutturali presenta degli “errori”, e 700 milioni di euro non sarebbero mai stati dovuti essere stanziati. Una richiesta, quella del taglio ai finanziamenti, che potrebbe seriamente colpire le regioni del Sud Italia, dove errori e frodi sono ben lontane dallo scomparire.