Non si potrebbe chiudere i mercati finanziari tutti i giorni della settimana salvo uno? Quali sarebbero le contro-indicazioni economico-politiche?” Così, a proposito della crisi finanziaria irlandese/europea, mi scrive un professore di Friburgo.

C’è in giro, mi pare, una strana tendenza a confondere le cause con gli effetti. Non sono i mercati finanziari a causare la tempesta finanziaria, bensì l’eccesso di debiti. Quando il debitore non è più tanto sicuro di poter restituire i soldi, è ovvio che a quel punto abbia difficoltà a piazzare nuove cambiali. Perlomeno, dovrà offrirle a un prezzo molto scontato (a tassi d’interesse molto elevati).

Se chiudessimo i mercati finanziari, un giorno, un mese, un anno, i governi di Irlanda, Portogallo, Spagna, e Italia avrebbero ancora bisogno di continuare a indebitarsi, mese dopo mese, per finanziare i loro deficit. (Il deficit è la differenza che si verifica in un dato lasso di tempo fra le entrate e le uscite). La chiusura dei mercati finanziari danneggerebbe soprattutto i paesi debitori!

Mi rendo conto degli aspetti deteriori dei mercati finanziari. Sono un grande casinò; tante energie vengono sprecate in speculazioni a somma zero – che non sembrano creare valore. Ma ho più paura di chi vuole regolare tutta la società secondo propri criteri. Una società liberale è intrinsecamente portata a tollerare anche un certo grado di “male”. Altrimenti diventa totalitaria. San Tommaso, ancora oggi il teologo ufficiale della Chiesa (mica uno qualsiasi) scrisse un libello “in difesa dei bordelli”. Non li frequentava, ma aveva uno sguardo ottimista e liberale sulla società, un gran rispetto della libertà dell’Uomo. Morale: regoliamo pure i mercati finanziari, ma lasciamo perdere l’intolleranza e il moralismo: non fanno bene a nessuno.

Per saperne di più: L’Europa ha bisogno di una politica economica alternativa al liberismo