Logo Futuro e LibertàCosì come nel settore dell’industria i marchi dovrebbero trasmettere i valori, la mission e la vision di un’azienda, lo stesso accade con i simboli politici, spesso malgrado chi li disegna. L’ultimo marchio apparso sulla scena politica è quello di Futuro e Libertà. Essendo l’ultimo arrivato ha avuto la possibilità di non ripetere gli errori e gli scivoloni di altri. Che poi abbia saputo sfruttare questa opportunità, è tutto un altro discorso.

Non vorrei tediare nessuno con un’analisi alla Greimas ma si può fare ugualmente qualche considerazione utile analizzandone sommariamente le categorie semiotiche: quelle cromatiche (gli accostamenti di colore), quelle topologiche (le posizioni), quelle eidetiche (le forme geometriche) e ancora quelle iconiche (la somiglianza con figure note).

Innanzitutto i colori: blu sopra e verde sotto. Per un motivo o per l’altro si resta ancorati agli accostamenti cromatici pacchiani, da supermercato, che già caratterizzavano l’estetica Pdl. C’è ancora il tricolore, ma è finito sotto. In questo, è concettualmente all’opposto rispetto al marchio del Pd: l’esagerazione voluta da Veltroni, in cui le iniziali del nome diventano esse stesse bandiera, dev’essere stata concepita come un modo per redimersi da lunghi anni in cui l’orgoglio nazionale era considerato un valore di destra. E comunque si tratta di un notevole balzo in avanti rispetto al simbolo di Sinistra e libertà, didascalico come molta grammatica visiva vetero-comunista (esempio: la parola “sinistra” sta su campitura rossa per ricordare che è di sinistra! E il verde rappresenta altrettanto didascalicamente un elemento ideologico, cioè l’ecologismo).

Invece, se si analizzano le categorie topologiche del nuovo marchio di Fini, c’è un salto di qualità, la bandiera è in secondo piano e sporge al di sotto della metà inferiore che è asimmetrica, come per dire che loro la bandiera ce l’hanno dentro, sono patrioti inside. Dal punto di vista eidetico, il design è perfino lievemente futurista con le sue “linee-forza” che formano una falsa prospettiva (che vogliano promettere una falsa prospettiva politica?): sopra è tridimensionale, mentre sotto l’effetto è formato da due strati piatti sovrapposti. Sembra una tridimensionalità finta, col trucco, sembra insomma che facciano vedere per sbaglio l’imbottitura della patacca. Ora, il fatto che la parte tridimensionale sia quella che contiene “Fini”, potrebbe voler comunicare che senza Fini questo partito non avrebbe alcun rilievo. A vederla anche dal punto di vista iconico, la forma ricorda la storica palletta di Pacman che divora tutto. Ma qui ha le fauci chiuse ed è rivolta all’indietro: messo così, il nostro Pacman sembra mangiarsi (o rimangiarsi) la promessa di “futuro e libertà” che sta sotto. Se non è così, allora sta morsicandosi il labbro inferiore per non parlare (qualche cosa però il partito dovrà pur dirla prima o poi). Il marchio segue l’ultima tendenza, “a rilievo”, dove il trompe l’oeil serve a creare un’illusione tridimensionale dando la sensazione che si sporga verso il pubblico per venirgli incontro, comunicando un senso di amichevole prossimità. E non è vero niente. All’interno, “Fini” appare a sua volta in rilievo, ha un carattere che stacca dal fondo blu con delle ombre. Ma queste sono tono su tono, blu scuro e non nero e, per via del riflesso sulla superficie blu, la scritta sembra restare al di sotto della plastificazione di un badge congressuale.

Il risultato semantico è che Fini fa finta di avvicinarsi al pubblico ma in realtà resta sigillato sotto la plastificazione e forse non vuole e non è nemmeno capace di avvicinarsi veramente alla gente. E del futuro e della libertà che cosa rimane? Solo le scritte sono leggermente protese in avanti, il carattere è bold e, come si dice tecnicamente, “bastoni”. Non è la prima volta che in un simbolo politico si utilizzi un carattere bastoni (quanto mai appropriato qui, trattandosi di ex fascisti), direi anzi che se ne abusa proprio quando si intende contrabbandare una certa solidità d’idee e di programmi e magari non c’è. Ma questa sorta di celodurismo grafico non può essere stato scelto a caso, deve celare sicuramente il segreto intento di strappare qualche voto anche alla Lega. Insomma, risulta che Fini ha imparato a sporgersi un po’ in avanti, ma solo perché è scritto in corsivo, tutto il resto guarda indietro. Quindi è un futuro e una libertà solo a parole.