Ciao Mario, capitano coraggioso, la tua forza ci aiuterà ancora molto.

L’ultima immagine che ho di te è su quel taxi, tornando dall’ultima avventura nella quale ti avevamo coinvolto, insieme ai ragazzi del Rossellini: l’anteprima di un nuovo film in esclusiva, girato insieme agli studenti, per denunciare i tagli preparati da Gelmini e Tremonti che si stavano abbattendo anche sull’unica scuola superiore pubblica dedicata al Cinema e alla Tv.

Una burla – l’ennesima – perchè in realtà il cortometraggio non esisteva, ma eravamo riusciti ad attirare l’attenzione di tutti i giornali e le tv (anche all’estero) sulla vicenda, per lottare fino in fondo, come volevi tu, come facevi tu. Su quel taxi io ti raccontavo dei tanti giovani del Popolo Viola che ti consideravano un esempio e un modello. E tu – meravigliato – spiegavi che ti sembrava strano che un anziano malato di prostata dovesse rappresentare la speranza per il futuro dei giovani: “quanto credi che camperò ancora?” – mi chiedesti con il tuo tono schietto, azzittendo l’enfasi con la quale ti spiegavo quante aspettative riponevamo in te.

Eri uno dei pochi raggiungibili ancora al telefono di casa, e rispondevi sempre tu, senza filtri. Il segno della tua disponibilità, capitano che ci hai insegnato a tenere duro e non mollare mai. Come hai spiegato un anno fa al No Berlusconi Day, davanti a tutti quei giovani e giovanissimi. Eri arrivato fendendo la folla, a piedi e da solo, fermandoti a parlare con tutti, spiegando che eri lì perchè credevi che nella lotta era riposta la speranza, anche la tua. Un Maestro di vita, prima che di cinema. E poi, dal palco, un messaggio semplice: “Chiedete uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro. Niente più di questo. La libertà è già un’altra cosa“.

Già, la libertà è un’altra cosa. E’ anche quella di poter scegliere come e quando morire, capitano, questa è una lezione che ci porteremo dentro. Alla faccia di uno Stato che vorrebbe imporci anche questo.

Vorrei poter dire di aver imparato qualcosa da te, ribaltare lo stato delle cose, pensare una zingarata collettiva. Ma il maestro in queste cose sei tu. noi possiamo, per una settimana, sentirci più liberi, più guasconi, come avresti voluto tu. Riempire i nostri luoghi di lavoro di nuovi mostri e di supercazzole. Nei prossimi giorni vale tutto, per cambiare lo status quo. Come tu ci hai insegnato. Cominciamo con il mettere in discussione l’esistente, anche sul web. Ad esempio su Facebook vorrei sentirmi qualche ora come te, non solo cambiando la mia foto, ma anche il mio nome. Sarò Mario,  per qualche ora.