di Guido Mula*

In questi giorni abbiamo sentito di tutto sull’università. Ferve il dibattito sui media, mentre il ministro Gelmini sente l’obbligo prima di un intervento a “Porta a Porta”, senza contraddittorio con chi cerca di far sentire la propria voce e le proprie proposte, e poi con un video su YouTube per chiedere agli studenti (che le hanno risposto) di “non farsi strumentalizzare”. Come se gli studenti potessero essere manipolati a piacimento. Forse, il ministro confonde gli studenti universitari e dei licei con i bambini delle elementari. Abbiamo visto Futuro e Libertà salire sui tetti, come ha fatto l’opposizione, per dire che volevano dialogare. Lo stesso ministro Gelmini ha chiesto agli studenti: fateci le vostre proposte, siamo qui per ascoltarvi. Subito dopo l’on. Fini ha affermato che questa legge è una delle migliori di questa legislatura (badate bene non ha detto che è buona, ma solo che è meglio delle altre) e che quindi deve essere approvata. Analoghi discorsi ci vengono rivolti quasi quotidianamente dal ministro.

Sorge spontanea una domanda: quando queste persone vorrebbero ascoltare le proposte alternative? Data la folle corsa ad anticipare i tempi, a ridurre il Parlamento ad un luogo di mera approvazione della volontà del capo senza mai uno spazio di discussione, a trasformare la politica in vuoti slogan privi di sostanza, senza dimenticare le continue accuse che piovono su chi propone idee diverse come continui biechi tentativi di delegittimazione delle persone senza mai entrare nel merito delle questioni, quando il ministro Gelmini e i parlamentari di Futuro e Libertà vorrebbero ascoltare? Sono solo le ennesime parole vuote per ingannare chi ascolta, smentite dai fatti nello stesso momento in cui sono pronunciate.

In questo momento di estrema difficoltà della maggioranza, approvare un disegno di legge non condiviso e per giunta sovraccarico di deleghe è un rischio che l’Italia non può correre. Non lo possono correre i giovani che vogliono studiare, non lo possono correre le famiglie che vogliono che i figli abbiano una preparazione di alto livello. Non se lo possono permettere gli italiani, che senza una università in grado di produrre ricerca e didattica di alta qualità vedrebbero morire il proprio futuro. Lo stesso senatore Valditara, parlamentare di Futuro e libertà nonché relatore al senato del disegno di legge sull’università, nelle pagine del Fatto Quotidiano qualche giorno fa, ammetteva che non ci sono ricerca e didattica al centro di questo progetto di riforma. Una riforma vuota di strategie, vuota di soldi, piena solo di deleghe e vuoti slogan non ha ragione di essere approvata con metodi che forzano tutte le procedure parlamentari.

Saliamo sui tetti, scendiamo nelle piazze, facciamo sentire nei media la nostra voce. Facciamolo tutti, per salvare il nostro futuro e quello dei ragazzi di oggi e di domani.

*Rete29Aprile