Sul Fatto on line un pezzo pas mal di Federico de Mello sugli studenti che a Roma “hanno assediato palazzo Madama armati di scudi di polistirolo con sopra i titoli e gli autori di alcuni grandi classici della letteratura: Elsa Morante, Petronio, Henry Miller, Cervantes, Platone, Luther Blisset”.

Di tutti questi grandi del pensiero, “gli unici ancora viventi sono quelli del collettivo Wu Ming che nel 1999, con il vecchio pseudonimo Luther Blisset, hanno scritto il romanzo storico Q (…)  che in un’intervista al fattoquotidiano.it, spiegano il senso della scelta degli Autori effettuata dai manifestanti”, del calibro di Tropico del cancro capolavoro di Henry Miller, sintetizzata dagli studenti nell’autofiction come  scandalosa commistione di invenzione e dato biografico.

Gli studenti si rendono conto che dall’attuale situazione si esce solo trovando “un nuovo racconto, una nuova auto-narrazione che rompa le consuetudini e in questo mondo appaia come un vero scandalo, contrapposto agli pseudo-scandali del potere mediatico come ha simboleggiato Henry Miller nel suo Tropico del cancro”.

Emozionato della riapparizione di Henry Miller (1891-1980) tra il Boccaccio, Asimov, Cervantes, Melville, Petronio, la Morante & Lenin, Deleuse and Guattari, ma anche in compagnia di codesti fantastici boys and girls – consiglierei loro anche il saggio che Henry dedicò ad Arthur Rimbaud, c’est a dir Il tempo degli assassini (SE 2004)*

Solo adesso, sull’orlo del precipizio, è possibile renderci conto che “tutto quanto ci è stato insegnato è falso” –  scrive Miller citando Rimbaud e proseguendo –  La prova di questa sentenza devastatrice può riscontrarsi ogni giorno e dovunque: sul campo di battaglia, in laboratorio, in officina, nella stampa, nella scuola, nella chiesa. Noi viviamo completamente nel passato, nutriti di pensieri morti, scienze morte. Ed è il passato a inghiottirci, non il futuro – puntualizza l’autore.

“Dobbiamo essere assolutamente moderni”, ha detto Rimbaud, e intendeva che le chimere sono anacronistiche, non meno che le superstizioni, e i feticci e i credi e i dogmi e tutti gli idoleggianti vaniloqui e stoltezze di cui si compone la nostra vantata civiltà. Dobbiamo portare luce, non illuminazione artificiale.

“Il denaro sta dovunque deprezzandosi” – Miller citando una lettera di Rimbaud e poi – in Europa praticamente non ha più valore. Ciò che gli uomini vogliono sono cibo, riposo, vestiti, le cose fondamentali e non già denaro. Il putrido edificio si è sbriciolato proprio sotto i nostri occhi, ma noi siamo restii a credere nei nostri occhi. Speriamo ancora d’essere in grado di fare affari come sempre. (…) Stiamo usando il linguaggio dell’Età della Pietra.

Se gli uomini non riescono ad afferrare l’enormità del presente, come saranno  capaci di pensare in termini di futuro? Per qualche migliaio d’anni abbiamo continuato a pensare in termini di passato. Adesso, in un sol tratto, di tutto quel misterioso passato è stata fatta piazza pulita. Non è rimasto (…) che il futuro. Si spalanca come un baratro spaventoso (…) Assai più spaventoso [dell’] addietro. (…)

Quali rivolte, quali disinganni, quali aspirazioni! Nient’altro che crisi, crolli, allucinazioni e visioni. Tremano le fondamenta della politica, della morale, dell’economia e dell’arte. L’aria è satura di moniti e di profezie del disastro a venire. (…) Abbiamo toccato il fondo? Non ancora. La crisi morale del secolo XIX ha puramente e semplicemente dato luogo alla bancarotta del XX. E’ il tempo degli assassini conclude lungimirante HM ancora su Rimbaud prima di siglare – la politica è diventata un affare da banditi.

*In realtà attingo da un’edizione Sugar del 1966 –  priva del titolo originale e della data della prima edizione in lingua originale – tradotta, predigerita  & pre/fatta da Giacomo Debenedetti