Adesso chi lo fermerà più il lodo Maroni? Eravamo stati facili profeti nell’immaginare che, dopo la comparsata in tv del ministro dell’Interno, il precedente sarebbe stato usato per tentare di mettere ancora il naso dentro il programma di Fazio e Saviano.

Per giorni e giorni i cosiddetti “pro life” hanno reclamato il diritto di replica per rispondere alle parole pronunciate da Mina Welby e da Beppino Englaro, due persone che avevano subito, nel passato, un vero e proprio pestaggio mediatico a reti quasi unificate.

In ogni caso una associazione ha il diritto di chiedere la rettifica se si ritiene oltraggiata o diffamata, ma la decisione finale spetta solo agli autori del programma.

Dal punto di vista formale, persino nel caso di Maroni, era almeno stata rispettata l’ipocrisia di lasciare l’ultima parola al direttore di rete Paolo Ruffini.

Questa volta è accaduto, invece, un fatto gravissimo che trascende la questione specifica dell’eutanasia. Il consiglio di amministrazione della Rai, esclusi i due consiglieri Rizzo Nervo e Van Straten, ha votato un documento con il quale si impone alla trasmissione di concedere il diritto di replica. Bene hanno fatto, questa volta, gli autori a non accettare l’ordine e a procedere per la loro strada, rivendicando l’autonomia del programma e delle sue scelte editoriali.

Tenteranno di trasformare la vicenda in un presunto scontro tra laici e cattolici, sarà bene non cadere in questa trappola, qui si tratta di ben altro. La delibera approvata non ha precedenti ed è solo e soltanto un tentativo di colpire una trasmissione sgradita, partiranno da qui e passeranno poi a nuovi bersagli: il primo sarà quello di sempre: Michele Santoro, Marco Travaglio, Annozero.

Basterà ricordare che il medesimo consiglio e lo stesso direttore generale non hanno mai ritenuto di prendere le difese di quei 200 mila cittadini che, insieme a Valigia blu, attendono ancora che il Tg1 spieghi la differenza tra prescrizione e assoluzione, oppure agli studenti sui tetti che, in alcune trasmissioni, sono stati pesantemente insultati, senza aver potuto replicare alcunché.

Come dimenticare i cittadini dell’Aquila, più volte ridotti al silenzio, costretti a tacere davanti alle quotidiane bugie di Berlusconi e soci?

Cosa risponderanno, a questo punto, i consiglieri di amministrazione al nipote di Gaetano Salvemini, presidente della fondazione omonima, che ha già chiesto di poter replicare alle autentiche assurdità dette, proprio nella trasmissione “Vieni via con me “ dal ministro Maroni che ha quasi iscritto Gaetano Salvemini alla Lega, proprio lui che è passato alla storia per le sue campagne contro il malaffare, contro la corruzione, contro i politici legati alla mafia.

Per quale ragione Salvemini nipote non potrà replicare? Perché gli studenti non potranno essere ospiti di quelle trasmissioni e di quei tg che li hanno dileggiati e oltraggiati? Perchè i familiari delle vittime sul lavoro non possono replicare mai al governo che ha tagliato sulla sicurezza e che ha promosso un vergognoso spot tv?

La verità è che il lodo Maroni è solo un dolo, un altro imbroglio per mettere le mani sui palinsesti, per dare il diritto di replica ad alcuni e negarlo ad altri, per riaffermare che i cittadini non sono tutti uguali e che alcune trasmissioni sono e saranno sempre nel mirino.

Per averne conferma basterà aspettare qualche ora; vedrete che alla casella postale di Annozero arriverà, se non è già arrivata, una nuova lettera del direttore generale, con la quale si contesterà la bellissima puntata dedicata ai rapporti tra politica e mafia, e si chiederà agli autori di non trasmettere più docufiction, di non dare più lettura dei testi sulle intercettazioni, insomma si chiederà agli autori di non fare più i giornalisti e di occultare le notizie e i fatti.

Chissà se avranno avuto il coraggio di chiedere anche un contraddittorio tra giudici e condannati?

Per nostra fortuna Vittorio Mangano il mafioso pluricondannato, amorevole giardiniere nella villa di Berlusconi ad Arcore, ci ha già lasciato richiamato da Lucifero, altrimenti il consiglio di amministrazione della Rai, o meglio la sua maggioranza, avrebbe tentato di spedirlo da Saviano e Fazio, magari per fargli leggere il catalogo delle virtù di San Silvio e del beato Marcello.