Si augura che l’esecutivo prosegua, ma anche che Silvio Berlusconi si dimetta. “Il mio auspicio è che il governo governi, che si cambi l’agenda economica del governo e che l’esecutivo faccia le riforme”, dice Gianfranco Fini. Eppure chiede anche al premier di  seguire l’invito dell’Udc e di dimettersi. Anche se poi l’ultima parola spetta al Presidente della Repubblica, sottolinea. Il leader di Futuro e Libertà e presidente della Camera parla al “Movimento dei cento” di Giuseppe Consolo e riaccende il dibattito. “Io lavoro,gli altri parlano”, è stata la replica di Berlusconi.

Fini sottolinea più volte che occorre trovare “posizioni che uniscono” e quindi invita il premier ad aprirsi alla responsabilità. Ad esempio, dice, “serve il rispetto nei confronti degli avversari che non devono essere quotidianamente demonizzati”, perché il presidente del Consiglio deve avere un “atteggiamento più consono al ruolo che ricopre”. Berlusconi dovrebbe fare “un appello alle forze responsabili” in quanto “l’unità può fare la forza, l’interesse generale deve venire prima di quello particolare”. Per il presidente della Camera “vincere le elezioni non significa comandare ma governare insieme a tutte le istituzioni” e quindi anche all’opposizione. Fini invita “a fare fronte comune” con quante più parti sociali possibili e a “fare squadra”. L’ex leader di An, per esempio, cita il caso dei rifiuti di Napoli: “Che senso ha polemizzare sulle responsabilità quando formiamo di fronte al mondo l’immagine della spazzatura che danneggia tutto il Paese?”.

C’è anche bisogno di un’agenda di azioni che il governo deve intraprendere perché “la situazione economica è profondamente cambiata”: “Dopo la crisi della Grecia non c’è stato un paese che non abbia rivisto la sua Agenda. Io ho posto la questione ma non ho avuto risposte, qualcuno se ne prenderà le responsabilità”. E c’è una cosa che apprezza tra le poche fatte dal governo, la riforma dell’università, che “è una riforma positiva e Fli la voterà”. La protesta degli studenti “è in parte immotivata e in parte strumentalizzata” ma “in molti casi rappresenta comunque un campanello d’allarme” per via del ” deficit di prospettiva” dei giovani.

Un’altra cosa su cui Fini dà ragione a Berlusconi è il rifiuto delle elezioni adesso, “quando dice che non bisogna preparare una campagna elettorale e che andare al voto ora sarebbe irresponsabile”. Però “come si fa a definire un comportamento del governo che non prende nessuna iniziativa!? – dice l’ex leader di An – Non so come faccia Berlusconi a essere così sicuro che se si votasse oggi non avrebbe la fiducia della Camera. E non so come faccia a dire fiducia o voto. Come fa ad essere così sicuro? Decide il Capo dello stato e non altri, in base alla Costituzione”. Poi mette in allarme sui rischi di un voto con questa legge elettorale: “Oggi c’è chi, se si andasse al voto, con un 29 o 30 per cento prenderebbe il 55 per cento dei seggi. Questa è la ragione – sottolinea Fini – per cui qualcuno vorrebbe andare al voto e questa è anche la ragione per cui non ci si andrà”.

Fini ha ribadito che avrebbe voluto rimanere nel Pdl, ma è stato cacciato.  “Abbiamo deciso di chiamare a raccolta tutti quelli che pensano che la politica non sia solo affari…”, conclude dicendo che chi ha aderito a Fli non è “uno scissionista. Ci sarà pure un momento in cui si fa ciò che si ritiene giusto e non solo ciò che si ritiene utile”. Il presidente della Camera sottolinea che comunque “non ci sono traditori di qui come non si sono camerieri di là” e ribadisce di essere stato messo alla porta da Silvio Berlusconi “democrazia è altro, quel che è accaduto è stato incomprensibile e inimagginabile. Non vedo perché non avremmo dovuto difendere le nostre idee”.