“Le riforme vogliono colpire la nostra indipendenza”. Con queste parole il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Luca Palamara ha inaugurato il congresso del sindacato dei magistrati. Palamara ha invitato i colleghi a riconoscere gli errori ma ha anche denunciato “la campagna di denigrazione di cui siamo bersaglio”. Una campagna a cui i magistrati hanno dovuto replicare anche oggi, durante il convegno, quando il premier Silvio Berlusconi si è lamentato delle inchieste che danneggiano l’Italia che produce, nella fattispecie l’indagine che riguarda Finmeccanica: “Dovere delle istituzioni è quello di collaborare con la magistratura nella difficile azione di contrasto di tali fenomeni illegali e non quella di attaccare iniziative giudiziarie senza conoscerne motivazioni e contenuti”, ha detto Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm. “In una fase difficile – ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – è indispensabile il recupero della fiducia del cittadino nel sistema giudiziario anche attraverso un corretto rapporto tra magistratura e politica”.

La giustizia in Italia “è al collasso”, ha detto Palamara. Il “cattivo funzionamento del servizio” e, quindi, “il mancato rispetto della ragionevole durata del processo assumono carattere oggettivamente prioritario e necessitano di interventi urgenti”. Il “preciso intento” della magistratura associata, osserva, è quello di “voltare pagina, lasciando alle spalle ciò che in questi anni non ha funzionato nella macchina giudiziaria, nei rapporti tra politica e magistratura, ma anche al nostro interno, dando centralità ai temi dell’autoriforma, della questione morale e dell’organizzazione”.

In vista della riforma della giustizia che il governo dovrebbe varare martedì prossimo Palamara ha messo sotto accusa le politiche dell’esecutivo in materia e i probabili cambiamenti nell’ordinamento. La separazione delle carriere, la rivisitazione del principio di obbligatorietà dell’azione penale e la modifica del Csm spesso annunciate suscitano i dubbi del presidente dell’Anm: “Sono queste le riforme che renderanno il processo più funzionale ed efficiente? Sono queste le riforme che faranno durare meno i processi?”. La domanda è retorica e la risposta è negativa: “Queste paventate riforme adombrano in realtà una diversa finalità rispetto al tema del funzionamento del processo e cioè quella di ridisegnare i rapporti tra politica e magistratura alterando le attuali divisioni tra poteri dello Stato così come delineate dal Costituente nel 1948″. Nel mirino dell’Anm ci sono anche i ”non meno insidiosi progetti di legge ordinaria in materia di intercettazioni, processo breve e polizia giudiziaria svincolata dal pm”.

Il depotenziamento “tout court” dell’uso delle intercettazioni danneggerebbe la lotta alle mafie, che richiede ”un serio sforzo che non può esaurirsi limitandosi ad applaudire in occasione degli arresti o del sequestro dei beni”, ma ha bisogno anche ”di interventi mirati sul piano legislativo”. Ma un altro male che necessita di sforzi per essere estirpato è la corruzione, ”ancora largamente diffusa”. Nel 2009 le tangenti nel nostro Paese “hanno inciso sulle tasche degli italiani per circa 60 miliardi di euro” e quindi il contrasto deve essere ”tra le priorità dell’agenda delle riforme”, ha aggiunto.

Sul rapporto tra politica e magistratura, è “indispensabile” evitare “indebite commistioni” tra i due corpi. Per questo servono “regole rigorose”, compresa quella che consente di evitare “la possibilità di tornare a fare il magistrato dopo l’esperienza in politica”. E’ una proposta che richiama l’articolo 8 del nuovo codice etico approvato dal “parlamentino” dell’Anm lo scorso 13 novembre.

“Oggi più che mai la collocazione centrale della magistratura, non solo di quella ordinaria, nell’attuale contesto istituzionale e sociale, rende i magistrati più esposti ai giudizi e alle critiche”, ha scritto nel suo messaggio al congresso dell’Anm il presidente della Camera Gianfranco Fini. “A tutto questo – ha aggiunto Fini – i magistrati devono rispondere unicamente con il loro impegno, con la loro dedizione alle istituzioni repubblicane, nella consapevolezza, come non a caso ha affermato di recente il capo dello Stato, di rendere un servizio fondamentale ai diritti e alla sicurezza dei cittadini, un servizio, e non è retorico ricordarlo, per il quale tanti hanno sacrificato la loro vita”.

Critiche sono giunte dal capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e dall’Unione delle Camere penali. Il discorso è pieno “di buone intenzioni che però, non sono seguite da fatti concreti – ha detto il presidente Valerio Spigarelli -. Speriamo che il nuovo Csm da poco insediatosi, possa fare dei passi avanti”. “L’Anm non ha preso atto del fatto che è possibile arrivare alla separazione delle carriere senza sottoporre il pm al controllo dell’esecutivo. Sono arroccati a una chiusa posizione di contrarietà”. Inoltre, per  il presidente dei penalisti  “i magistrati sbagliano se continuano a pensare che spetti solo a loro il compito di riformare i meccanismi del funzionamento della giustizia, non possono pensare di autoriformarsi”.