La riforma Gelmini sull’Università è una colossale porcata. Una presa per i fondelli. Non riforma nulla, lascia tutto com’è. E’ solo un gattopardiano specchietto per le allodole ad uso del governo e del ministro da spacciare per cosa buona e giusta in campagna elettorale. Lo hanno capito Italia dei Valori e gli studenti che in questi giorni stanno dando vita ad una pacifica rivolta. In questa settimana, Italia dei Valori è salita sui tetti dell’università per ascoltare la voce degli studenti e ha dato battaglia in Parlamento per provare a cambiare sul serio le cose, per mettere una toppa a questo buco nero della riforma targata Maria Stella. Abbiamo presentato due emendamenti per tentare di spezzare il sistema perverso che soffoca le università e impedisce la crescita di futuri talenti per il Paese.

Con il primo emendamento, abbiamo chiesto l’abolizione dei vitalizi degli ex parlamentari – proposta già avanzata in sede di discussione di bilancio dal collega Antonio Borghesi e già sonoramente bocciata da  tutte le forze politiche –  e che le risorse derivanti da tale abolizione fossero destinate al ripristino delle borse di studio cancellate dal ministro Gelmini. La casta ha alzato, per la seconda volta, un muro alto ed impenetrabile, per difendere le sue prerogative ed immunità, per mantenere in vita un privilegio senza senso a danno delle future generazioni. Ex parlamentari, con magari una sola legislatura alle spalle, garantiti a vita, studenti meritevoli puniti: questo è stato il verdetto finale stabilito da Pdl, Fli, Pd e Lega, con l’unica eccezione dell’Udc che, all’ultimo momento, quando aveva chiaro che il nostro emendamento non sarebbe mai passato, ha votato a favore per salvare almeno la faccia.

Ieri, siamo tornati alla carica e, con coraggio e determinazione, siamo tornati a sfidare la faccia di bronzo della casta, quella che predica bene ma razzola male. Con il nostro emendamento anti-parentopoli, abbiamo cercato di scalfire il potere dei baroni universitari, quelli che si passano le cattedre di padre in figlio come fosse un bene di famiglia, quelli che si spartiscono le cattedre tra parenti ed affini, quelli che si fanno i concorsi dove “il figlio di” ha già vinto ancor prima di cominciare. Ci sono interi atenei in questo Paese, dal Nord al Sud, che sembrano gli alberi genealogici di grandi dinastie familiari, con buona pace del talento e del merito. Il Fli e la Lega, in un sussulto di onestà, hanno annunciato che avrebbero votato a favore del nostro emendamento anti-baroni. A quel punto, la maggioranza è andata nel pallone e ha chiesto l’accantonamento del nostro emendamento che verrà quindi ripresentato in Aula per il voto di martedì prossimo. Anche se l’Aula, a quel punto, è stata sospesa, le trattative sono proseguite e la maggioranza, resasi conto che Lega e Fli non avevano nessuna intenzione di tornare indietro e che avrebbero votato il nostro emendamento, ha scelto il male minore ed ha deciso quindi di sostenere compattamente il nostro emendamento.

Ma c’è un inghippo. Per non lasciare ad Italia dei Valori la vittoria politica di quella che sarebbe l’unica vera norma antibaroni contenuta nella riforma Gelmini, la presidente della Commissione ha annunciato che presenterà lei un emendamento identico al nostro che, in base al regolamento della Camera, verrà votato prima del nostro, precludendone di conseguenza l’esame. Una carognata, fatta con l’unico scopo di toglierci la dignità parlamentare della proposta, di renderci invisibili. Una carognata tale che persino la Lega si è inalberata, chiedendo addirittura al ministro Gelmini di accettare il nostro emendamento. Ma quello che proprio non ci saremmo mai aspettati è che un solo gruppo è letteralmente sceso sulle barricate contro il nostro emendamento, il Partito Democratico, che, ieri in Aula, è stato l’unico ad avversarlo, cercando in ogni modo di convincere la maggioranza a non  votarlo. L’on. Nicolais del Pd ha letteralmente implorato Valentina Aprea del Pdl, relatrice del provvedimento, perché l’anti-baroni targato IdV non venisse discusso e votato, e si è arresa solo di fronte alle rassicurazioni della relatrice che ha sussurrato: “Tranquilla, tanto alla fine questa riforma al Senato sarà stravolta”. Non aggiungo altro. Lascio a voi ogni altra considerazione. Non voglio aggiungere sale alle ferite già sanguinanti del centrosinistra.