Sandro Bondi e la sua compagna Manuela Repetti

“L’operazione trasparenza lanciata dal ministro Renato Brunetta su stipendi, assenteismo e consulenze è giusta e meritoria”, disse Sandro Bondi a giugno commentando l’operato dell’esecutivo della funzione pubblica. Si tratta, aggiunse, “di un passaggio indispensabile per razionalizzare la spesa e privilegiare sempre di più il criterio della meritocrazia valorizzando appieno le risorse interne alla pubblica amministrazione”.

Era talmente entusiasta che si impegnò pubblicamente: “Come ministero della Cultura io farò responsabilmente la mia parte tagliando senza esitazioni le collaborazioni e le spese non essenziali”. Anche perché, specificò, “le collaborazioni esterno sono un’enormità alla quale bisogna porre rapidamente riparo, individuando quelle strettamente necessarie da quelle superflue o derivanti da logiche clientelari”.

Lo stesso Sandro Bondi che, contemporaneamente, nelle relazione di spesa del Fus 2009 inseriva una consulenza da 25 mila euro per Roberto Indaco, l’ex marito della compagna Manuela Repetti. Dopo aver sistemato il figlio, Fabrizio Indaco. Sindrome Scajola, quella di cui è affetto o afflitto Bondi, o sdoppiamento della personalità, una pubblica, l’altra privata?

Oggi si difende sostenendo di essere “sotto accusa” perché non si è “limitato a chiedere risorse ma ho cercato di innovare e fare riforme”, ha detto rispondendo al question time alla Camera all’interrogazione presentata da Luca Barbareschi, parlamentare di Futuro e Libertà, a pochi giorni dall’esame in aula a Montecitorio, previsto per il 29 novembre, della mozione di sfiducia nei suoi confronti. Mozione che non l’ha fatto arrabbiare ma lo ha vangelicamente spinto a un senso di “profonda tristezza” nei confronti del “volto sfigurato della sinistra” che l’ha presentata.

Lui si esprime poeticamente. “La mozione da una parte mi infligge, non posso negarlo, uno stato di angosciosa mortificazione, dall’altra parte però suscita un sentimento di profonda tristezza dinnanzi al volto sfigurato di una sinistra della quale mio padre ed io nel passato abbiamo fatto dignitosamente parte all’insegna di valori che non tramontano, che si accanisce con una iniziativa abnorme e dirompente sul piano personale contro chi ha sempre creduto e continua a credere nel valore del confronto politico e culturale, anche se aspro e conflittuale”.

Angosciosa mortificazione, profonda tristezza. Ma Bondi prova spesso anche sgomento e disgusto, a volte anche sconcerto. Il ministro della Cultura ha vissuto gli ultimi mesi scandendo le sue sofferenze. Ha sofferto per gli attacchi contro il premier, per la scelta critica di Gianfranco Fini nei confronti del Pdl. Ha dovuto subire con ripugnanza agli attacchi dei giornali, di sinistra e non, persino a Famiglia Cristiana. Per non parlare delle tante critiche che gli sono state recapitate per i tagli al Fus (i fondi per lo spettacolo) e per il crollo di Pompei che per un attimo quasi non lo travolge. Ma lui, eroicamente, è risorto dalle ceneri.

Come una Fenice, con forza pidiellina ed enorme sofferenza, rinasce e resiste. Tanto che nessuno se l’è sentita di ribattere al suo fanciullesco “non merito le dimissioni” per Pompei. Per tutto il resto forse sì, hanno facilmente ironizzato in molti anche nel Pdl. Ma Bondi è un guerriero. Indomito, contro tutto e tutti. In particolare chi critica Silvio Berlusconi. A fine agosto si scagliò contro Famiglia Cristiana, “colpevole” di aver pubblicato in un editoriale due o tre considerazioni sul governo. “Come cattolico provo sentimenti di sconcerto e disgusto”, tuonò Bondi. “Un settimanale cattolico che giunge ad accenti di unilateralità politica, di assenza di stile e di rinuncia alla moderazione”.

E quando il Cavaliere finì nuovamente “nella trame” dei giudici, Bondi si disse “ripugnato dall’uso della giustizia a fini di lotta politica e da ogni forma di strumentalizzazione della giustizia per scopi di smaccata propaganda politica”. Per non parlare dell’uso “criminale” dei giornali che denunciano la telefonata del premier in Questura per aiutare l’ormai nota Ruby. Berlusconi “la aiutò”, semplicemente. Come lui del resto ha ammesso di aver fatto con il figlio della compagna e l’ex marito della compagna.

“Sono intervenuto per risolvere dei casi umani, la tragedia di un uomo senza lavoro”, si è giustificato. “Desidererei rispetto, si tratta di una vicenda molto dolorosa, ma anche del tutto personale e privata”. Questa volta però tra i giornali “cattivi” finisce anche Libero che stamani, in prima pagina, commenta la vicenda. Scrive Filippo Facci: “La cosa che fa più incazzare è la difesa del ministro, (…): ‘si tratta di una vicenda molto dolorosa, ma anche del tutto personale e privata’. A carico nostro. Noi paghiamo le tasse per agevolare il divorzio di Manuela Repetti”. Non basta, perché oggi emerge la vicenda della bulgara Michelle Bonev a cui il ministro Bondi ha dedicato le sue attenzioni. Saran finiti i “casi umani” fra i parenti.