Un nerd che suona il basso può avere il suo fascino. Infatti Scott Pilgrim (Michael Cera, quello di Juno) con le donne non è così sfigato, sebbene non sia un “vincente” e sebbene, a 22 anni, si trascini la propria (tarda) adolescenza come la coperta di Linus. In fondo, il suo gruppo, i Sex Bob-omb, sulla scena di Toronto vanno forte e, dopo un anno di depressione per essere stato mollato dalla fidanzata (diventata nel frattempo una diva della scena indie americana), a Scott non è difficile far innamorare di sé una liceale cinese di 17 anni. Peccato che lui non sia innamorato. Così, quando incontra il vero amore, Ramona, Scott dovrà affrontare parecchie grane, apparentemente a causa della ragazza, in realtà soprattutto con se stesso. Le cose non sono semplici. Ramona, un po’ punk, un po’ dark e molto tormentata, fugge dalla sua precedente vita newyorkese e ha un passato burrascoso. Anche lei si innamora, ma per averla davvero Scott dovrà sconfiggere in duello i suoi sette ex fidanzati capitanati dal perfido Gideon (Jason Schwartzman), un potente produttore musicale a cui Ramona è ancora molto legata. Nel percorrere una strada tutta in salita, Scott si renderà conto di dover affrontare però la prova più difficile: crescere.

Colorato, pop, divertente, Scott Pilgrim vs the World (tratto dalla serie in 6 volumi di Bian O’Malley) è un teenage movie irresistibile. Il film è costruito come un video-game: i personaggi vengono presentati con delle “schedine” (nome, età e caratteristiche principali), c’è un obiettivo finale da raggiungere (stare con Ramona) attraverso schemi da superare, incentrati su veri e propri combattimenti. Soprattutto, però, è l’immaginario di Scott Pilgrim a renderlo speciale (e a fare invidia): ci sono i club e la musica indie, il “looser” e il suo oggetto del desiderio. Che non è una biondina rassicurante ma una tizia con i capelli viola, che ha avuto molti amanti (tra cui una donna) e che a Scott fa un po’ paura perchè un po’ volubile, un po’ instabile, poco malleabile. Un immaginario, insomma, anni luce dal nostro. Il milieu è la vera forza di questo racconto di formazione per nulla banale. Come e più di Juno, anche questo film trasuda una libertà e una “scorrettezza” molto distanti da tutti i Moccia del mondo. In Scott Pilgrim i genitori non esistono, gli adolescenti crescono in libertà, i personaggi e le loro relazioni non sono scontate.

Scott, ad esempio, non è così “carino” come sembra: sfidando gli ex di Ramona (tutti vincenti, nerboruti e stronzi), sfida anche i propri desideri repressi perchè una parte di Scott vorrebbe essere come loro. Scott, poi, ama Ramona, ma fino all’ultimo tende a ritrarsi dalla ragazza quando capisce quanta fatica deve fare per averla. Scott più che agire subisce, l’istinto alla fuga persiste e il romanticismo non è certo il suo forte. Scott però andrà avanti, nonostante i dubbi, quando capirà che non si batte per Ramona, ma per se stesso. Tanto che, nel doppio finale, da una parte la ragazza si perde e dall’altra si vince. Conquistare Ramona significa non combattere per lei, ma per maturare. Per non mettere più la testa sotto la sabbia di fronte ai propri fallimenti, alla propria codardia e alla propria ambiguità. I sette ex di Ramona sono il dato esteriore, quello interiore – che emerge gradualmente – è l’incompiutezza di un personaggio che non vuole assumersi fino in fondo le responsabilità della vita adulta. Tra Scott e Ramona non è infatti tutto rose e fiori, e il loro rapporto altalenante è raccontato molto bene con pochissimi dialoghi. Ottimi poi i personaggi di contorno: dalla sorella del protagonista (la brava Anna Kendrick di Tra le nuvole), al coinquilino gay (geniale), alla povera liceale tradita. Il regista de L’alba dei morti dementi, Edgar Wright, fa il salto di qualità con un film brioso e spumeggiante. Unico neo, alla lunga, le scene di combattimento un po’ ridondanti e dalla logica “di gioco” (i punti deboli dei nemici vertono tutti sul narcisismo) non sempre chiara e ben sviluppata.