“Solo macerie per l’università”, questo il messaggio contenuto nello striscione lungo 10 metri srotolato dalle colonne dell’ università La Sapienza di Roma, dove il mondo della scuola si è dato appuntamento per protestare, ancora una volta contro la riforma Gelmini. A Roma erano in tanti: 20 mila persone secondo gli organizzatori. Genitori, docenti, ricercatori, studenti medi e universitari hanno attraversato la capitale divisi in due cortei, congiungendosi poi a Piazza Navona.

A dare il via alla protesta di Roma, nella giornata mondiale di mobilitazione per il diritto allo studio, con iniziative e cortei in tutta Italia, un siparietto degli universitari cha hanno messo in scena la distruzione della scuola pubblica. “Tanti calcinacci sparsi davanti l’ateneo romano perché – spiega Luca Cafagna – del coordinamento nazionale interfacoltà: “C’è un gerarchia di scelte che distrugge l’istruzione, la fa diventare come queste macerie, ma l’istruzione è il nostro futuro e quello di un Paese intero, noi non molleremo mai anche contro chi, come il nostro governo, antepone gli interessi delle scuole private per tenere buona una certa parte del mondo cattolico”.

A scaldare gli animi il rettore de la Sapienza, Luigi Frati, che attraversa il corteo per entrare in facoltà e che non nasconde il suo appoggio alla protesta: “Rispetto il disagio giovanile perché credo sia giustificato, la politica deve dare risposte e soluzioni. Da 20 anni in Italia non si investe in ricerca e non ci si pone il problema della competitività. L’obiettivo di Lisbona era quello di raggiungere entro il 2020 il 3% del Pil destinandolo a formazione e ricerca. In Italia mi pare si faccia il contrario”.

A mantenere alto l’orgoglio di chi sfila in strada c’è l’ronia di un cartello sostenuto da due due studentesse: “Siamo nella merda fino al collo, per questo camminiamo a testa alta”. E’ sceso in piazza anche il leader delle tute blu della Fiom Maurizio Landini, che ricorda il presidio dei lavoratori della scuola davanti ai Montecitorio dove i manifestanti, bloccati dalla polizia, volevano arrivare per urlare contro le decisioni del Governo. Ma le voci della protesta alla fine hanno raggiunto anche la Camera dove, con una deviazione non autorizzata dalle forze dell’ordine, circa un centinaio di manifestanti hanno scandito slogan contro il ministro Gelmini: “Noi la crisi non la paghiamo” queste le parole che hanno dato il via ai cori.

La situazione di degrado della scuola pubblica è ben conosciuta anche da Massimo Rufino, del coordinamento scuole superiori, che ribadisce: “Prima di tutto sono un genitore, e oggi sono qui con le mie figlie per denunciare una situazione da Terzo mondo. Tra accorpamento di ore, tagli alle mense, classi di 40 alunni, ci troviamo a dover sopravvivere in una realtà che fino ad oggi non si era mai vista”. “Ha ragione”, gli fa eco Silvia, che è venuta a Roma dalla Sicilia per studiare: “Io mi sostengo con le borse di studio, i miei non potrebbero certo permettersi di mantenermi gli studi, invece ora perderò anche quei pochi soldi che ci davano vista la scure della Gelmini che ha tagliato anche questa voce”.

A fare il punto della situazione ci pensa Bartolomeo Azzaro, prorettore della Sapienza, che spiega come le risorse siano state decurtate: “Anche quelle che nel resto d’Europasono considerate “eccellenze” sono destinate a scomparire dagli atenei. Laboratori, corsi di laurea, insegnamenti importanti, il prossimo anno saranno inevitabilmente cancellate perché non ci sono soldi neanche per le docenze di routine. A noi sono stati dati 800 mila euro a fronte di 1 milione e mezzo richiesto. Questi soldi, che ancora non sono arrivati, non copriranno tutte le esigenze, è impossibile da credere. Da qui a un anno la situazione sarà ancora più catastrofica se non si investe invece di tagliare”.

Intanto le occupazioni degli istituti della capitale si allargano a macchia d’olio dal centro alla periferia con l’appoggio di alcuni professori che si sono riuniti in un movimento, “controrifomradocentiarrabiati” per protestare contro lo stop a qualsiasi forma di attivà extrascolastica: ” niente viaggi di istruzione, gite fuori porta, visite guidate e scambi linguistici. Questo non è il modo di insegnare ai giovani. La scuola non si fa solo sui banchi ammesso che non ci tolgano anche quelli”.

La Rete degli studenti e dell’ unione universitari distribuisce volantini nei quali si rivendicano le parole d’ordine della protesta degli ultimi mesi e annunciano che nelle prossime settimane partiranno le occupazioni, le cogestioni e le autogestioni anche in altre regioni e città, fino ad arrivare alla data del 27 novembre, manifestazione nazionale della Cgil, quando gli studenti scenderanno ancora una volta in piazza a fianco dei lavoratori”.

di Luigina D’Emilio