Lo so che Saviano in tv non vi piace, e molto meno di quello che scrivete.

Come potrebbe il fine gusto televisivo di Grasso piegarsi ad apprezzare quegli schemi scritti in maniera rozza da Saviano per spiegare come è fatta la ‘ndrangheta, come potrebbe la voglia di inchiodare i politici di oggi di Travaglio apprezzare quel bignami di storia della ‘ndrangheta. Come potrebbe Grasso apprezzare il didascalicismo di un Saviano versione Piero Angela, o Travaglio l’assenza di polemiche circostanziate sul coinvolgimento del politico x e y nella campagna elettorale delle cosche?

Io, caro Grasso,  che se cerco un “bello stile” mi rivolgo alla letteratura del passato o ai telefilm americani, e se Saviano dice “il mio pubblico” non sto lì con la matita rossa dei tristi critici, e caro Travaglio, io che sapevo già tutto di quello che è stato detto da Saviano, ho capito il valore della banalità vedendo il programma insieme a mio figlio di 11 anni.

Provate voi a tenere inchiodato per 20 minuti ad ascoltare la storia della ‘ndrangheta, solo con la forza della parola, un ragazzino che a casa gioca a Call of Duty, a scuola studia Dante, e in TV guarda “Vita segreta di una teenager americana” o “Diario di un vampiro”.

Il mondo è talmente cambiato che va di nuovo spiegato con parole semplici da cima a fondo. Prendendosi il rischio di risultare banali ad alcuni, ma con l’incredibile risultato di parlare di certe cose per la prima volta a milioni di persone. Se ci fosse un Saviano dell’economia, per dire, oggi in tv sbancherebbe.