La vicenda esplosa ad Adro (Brescia), dove il sindaco leghista Oscar Lancini ha  tappezzato la nuova scuola elementare del paese con centinaia di “Soli delle Alpi”, ha riportato d’attualità il legame dei “Padani” con i loro simboli.

Molta parte della fortuna che negli anni il movimento capeggiato da Umberto Bossi è riuscito a collezionare è  dovuta a segni celtici e a condottieri con spada e scudo. Un gruppo che, alla sua nascita, partiva da un profondo legame territoriale e regionalistico, non poteva prescindere dal consegnare ai propri adepti simboli chiari e inequivocabili dei propri principi politici, culturali e sociali.

Oggi a far notizia è il cosiddetto “sole celtico” o “rosa delle Alpi”. Un tempo l’effigie di Alberto da Giussano conduceva frotte di camicie verdi al “verbo” leghista, ma soprattutto evocava i proclami di libertà e indipendenza da “Roma ladrona”. Il mitico condottiero, che nel XII secolo portò alla vittoria la Lega Lombarda contro l’Impero e Federico I il Barbarossa rimane ancora oggi il simbolo principe della Lega, inteso come movimento di popolo con un chiaro percorso nel cuore: l’indipendenza federale del Nord.

Sarebbe, allora, una grande delusione per i militanti scoprire che un simbolo così importante sia un falso storico e che Alberto da Giussano in realtà non sia mai esistito. Gli studiosi però dicono che è proprio così. Paolo Grillo, giovane professoredel Dipartimento di Scienze della storia e della documentazione storica dell’Università di Milano, ricorda che l’inesistenza del personaggio di Alberto da Giussano è una tesi oramai acclarata da tempo nella comunità scientifica internazionale. “Gli studiosi – afferma il professore – sanno da quasi un secolo che da Giussano non è mai esistito: non è citato in nessun documento e in nessuna cronaca contemporanea. Il primo a parlarne è Galvano Fiamma, un autore poco affidabile e soprattutto posteriore di quasi due secoli ai fatti della battaglia di Legnano”.

Paolo Grillo, nel suo libro edito da Laterza, è partito proprio dalla convinzione dell’inesistenza di Alberto da Giussano. In “Legnano 1176. Una battaglia per la libertà” Grillo oltre a ricordare che Alberto Da Giussano è una “patacca storica” rilancia e immagina un altro condottiero a guidar le sorti dei lombardi uniti contro l’Impero. “La novità che propongo io – spiega Grillo – è identificare in Guido da Landriano il comandante della Lega Lombarda. Come dimostra un documento, nel 1176 da Landriano era console di Milano e rettore della Lega: si trovava quindi in una posizione ideale per essere la guida di un esercito coalizzato, del quale però i milanesi costituivano la componente principale”.

I leghisti destinati a sostituire il principe della loro simbologia? Un’ipotesi tutt’altro che fantascientifica. O almeno necessaria per amor di verità. E se qualcuno se ne dispiace, c’è chi se ne rallegra. A Landriano, comune della provincia di Pavia dove la Lega Nord siede sui banchi dell’opposizione, in molti sono entusiasti della ricerca del professor Grillo. «Siamo pronti a dare una scossa decisiva al mito di Alberto da Giussano che non è mai esistito. Il vero trionfatore è un padano, ma strettamente legato al nostro paese, Landriano» annuncia soddisfatto l’assessore alla Cultura Massimo Piacentini. A Landriano il libro del prof. Grillo è stato di recente presentato in pompa magna, in occasione di un incontro dal titolo: «L’uomo che sconfisse Federico Barbarossa: Alberto da Giussano o Guido da Landriano?».

Grillo però vorrebbe che sui suoi studi fosse mantenuta una certa sobrietà e il giusto rigore scientifico. “La mia – sostiene – vuole essere una ricerca di storia, priva di implicazioni localiste o politiche. Essa nasce dall’intento di proporre uno studio aggiornato e analitico sulla battaglia di Legnano, un evento poco considerato dalla storiografia italiana. Ho dunque riconsiderato tutte le fonti, cronache e documenti dell’epoca per ricostruire nel dettaglio il quadro politico-militare di quel 29 maggio 1176. Il problema dell’identità del comandante della Lega, sebbene abbia suscitato un certo interesse, è tutto sommato secondario nel quadro più generale del libro. In esso si  vuole ribadire soprattutto l’importanza fondamentale della battaglia di Legnano come momento di scontro fra due modi molto diversi di concepire la società: quello gerarchico e feudale simboleggiato dalla cavalleria pesante tedesca e quello egualitario e partecipativo simboleggiato dalla massa dei fanti e dei cavalieri dei comuni italiani”.

“In conclusione – termina il professore – ribadisco che Alberto da Giussano è un personaggio di fantasia. Si tratta di una verità storica provata in modo convincente già nel 1914, tanto che egli non è citato in nessuno dei repertori più affidabili, dall’Enciclopedia Italiana al Dizionario Biografico degli Italiani. D’altronde, non credo che il fatto costituisca un vero problema: per la Lega Alberto da Giussano è un simbolo. E i simboli, come dimostrano Robin Hood o Guglielmo Tell, non devono avere necessariamente consistenza storica”.

Di Fabio Abati