Il Veneto che fino a ieri voleva fare da solo, ora chiede attenzione e aiuto dal Paese intero. Certo, non è normale che una sciagura, come quella accaduta a Vicenza e dintorni, per giorni non sia rilevata dalla politica nazionale e dai media. Le case, le imprese venete vanno sott’acqua e solo con ritardo giornali e telegiornali colgono il senso della tragedia, e ancor più tardi lo colgono gli uomini dei partiti. Eppure il Veneto è, per risultati elettorali, la prima regione della Lega di Umberto Bossi, partito di governo saldo e forte, non toccato dalle crisi che stanno invece dilaniando e distraendo il fratello maggiore, il Pdl di Silvio Berlusconi.

Centotrenta comuni colpiti. Un terzo del territorio urbano invaso dall’acqua a Vicenza. Seicento ettari allagati nella zona di Verona. Millecinquecento nella provincia vicentina. Due vittime, un migliaio di alluvionati e sfollati. Danni per un miliardo di euro. Ora Silvio e Umberto hanno fatto il giro che avrebbero dovuto fare già da giorni, ma hanno raccolto pochi applausi e molti fischi. Del resto, sembra che natura e cultura, in giro per l’Italia, si siano impegnate a diventare simbolo di quel che sta accadendo a Roma: la casa dei gladiatori crolla a Pompei, i fiumi rompono gli argini in Veneto. Intanto il berlusconismo collassa, in un triste declino da fine impero.

Ma il Veneto? Vicenza non è Arcore, non è il palcoscenico triste di un vecchio satrapo al tramonto, attorniato da fanciulle in fiore pagate 5 mila euro a serata per allietare il sultano. Il Veneto è terra di capannoni e imprese, lavoro ed export, idee e ricchezza. Eppure finisce sott’acqua, come se gli dei volessero mandare un monito anche al politico socio forte della coppia di governo, un “memento” che serva a far pensare che i due sono, in fondo, sulla stessa scialuppa.

Ma si può sommessamente ricordare che, se la natura si ribella, lo fa in risposta agli oltraggi subiti dagli uomini? Il miracolo del Nordest, ricchezza dei veneti e orgoglio dei leghisti, è il risultato anche della cementificazione del territorio, della distruzione del paesaggio, della rottura dell’equilibrio idrogeologico. Non se ne sono curati gli uomini dell’economia e della politica, ma solo i poeti. Come Andrea Zanzotto che ha espresso in parole leggere come piume ma pesanti come pietre “la devastazione del paesaggio e lo spaesamento” e ha vaticinato: “Oggi una megamalattia è in corso: non sappiamo nemmeno se si possa più parlare di natura. Siamo immersi in una tensione continua, che spinge a uno sviluppo brado, cannibalistico, un affanno a costruire che ci mangia la terra sotto i piedi e punta all’autodistruzione”.

Eccolo, ora, il cannibalismo diventato sciagura. A questo punto, si aiuti chi soffre, senza rinfacciare nulla. Le targhe politiche non contano quando si deve asciugare, sanare, ricostruire. Ma non si dimentichi, oggi che i veneti chiedono aiuto, il tempo in cui un’ideologia solipsistica venduta come federalismo negava aiuto ad altri e pretendeva di far da sé, di tenere per sé tutte le risorse, da non disperdere “in assistenza”. Il Veneto ai veneti, dicevano. Sarebbe bello che ora anche i più coriacei scoprissero che cosa vuol dire solidarietà nazionale.