Un buco da 60 milioni di euro. Una truffa ai danni di 1.385 investitori privati e di migliaia di cittadini che ignoravano quanto le amministrazioni pubbliche stessero facendo con le proprie tasse. Il crac della comasca Ibs Forex, piccola società di intermediazione finanziaria attiva fino a un anno fa soprattutto sul mercato delle valute, vede tra i principali protagonisti alcuni enti italiani. C’è la Regione Puglia, la Provincia di Milano, quella di Monza e soprattutto quella di Palermo, principale investitore della Ibs con un patrimonio perso di 15 milioni di euro, un quarto del buco totale.

Iniziata ad agosto del 2009, l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Como e dal sostituto procuratore lariano, Massimo Astori, ha portato all’arresto di sette persone. A finire in carcere su disposizione del gip, Nicoletta Cremona, sono stati Graziano Campagna, fondatore della società, Gianluca Priano, ultimo presidente del consiglio di amministrazione, Sandro Tiso, direttore generale. Arresti domiciliari per Tiziano Colombo, primo presidente del consiglio di amministrazione, e per i tre membri del collegio sindacale: Antonio Schiavo, Pasquale Tiziano Perrina, Carmine Pompeo Antonelli. Casualità: tutti e tre i “controllori” provengono da Ariano Irpino, il paese natale del creatore della Ibs, Graziano Campagna. Per i sette arrestati le accuse sono di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata.

L’indagine inizia quando la Provincia di Palermo, decisa a disinvestire una parte dei 30 milioni affidati a Ibs, si vede respingere la richiesta. I soldi nelle casse della società non ci sono più e “il giocattolo inizia a rompersi”, hanno detto le Fiamme Gialle. Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, i risparmiatori versavano quasi tutti i soldi sui conti della Invest Banca (tra i cui soci ci sono vari istituti di credito locali). Da qui Ibs li prelevava per investirli in valute, appoggiandosi soprattutto sulla danese Saxo Bank. L’iniziale successo del sistema era garantito da due caratteristiche: i lauti rendimenti promessi agli investitori, e i falsi report che mostravano il successo delle strategie attuate da Ibs. Fattori che per un certo periodo di tempo hanno portato i clienti a non ritirare l’investimento. Anzi: ad aumentare il capitale. Tutto questo fino all’agosto di un anno fa. A quel punto la piramide si sgretola pezzo per pezzo: i risparmiatori iniziano a chiedere di smobilizzare i soldi ma questi non ci sono più. Spariti, così come Campagna e soci.

Resta un quesito: perché investitori pubblici come la Provincia di Palermo, con tanto di assessore al Bilancio e staff di tecnici specializzati, avevano deciso di scommettere 30 milioni di euro (di cui 15 andati in fumo) in una società neonata come la Ibs Forex, fondata e amministrata da personaggi dal curriculum non proprio finanziario? Campagna aveva infatti alle spalle due società chiuse per cessata attività: una dedicata alle “ricreazione”, l’altra alle “creazioni ed interpretazioni artistiche e letterarie, organizzazioni di spettacoli, restauro e conservazione di opere d’arte, scavi archeologici”. Il direttore generale Tiso si occupava invece di “formazione comportamentale”. Di certo i due erano accomunati da qualcosa che con la finanza ha spesso a che fare: la residenza in Svizzera. Al momento dell’apertura dell’indagine Campagna gestiva una finanziaria a Lugano, la Citysuisse, e promuoveva un fondo di investimento, l’Fxglobalstrategy, con base a Nassau.

Proprio sui paradisi fiscali potrebbe concentrasi l’attenzione degli inquirenti, intenzionati ad indagare sui capitali rimborsati prima del crack ad alcuni clienti considerati vicini agli amministratori della Provincia di Palermo. Insomma, si vuole capire se i soldi dei contribuenti siciliani siano stati dati alla Ibs per avere in cambio qualche regalo personale. Il responsabile degli investimenti era Antonino Caruso, direttore generale dell’ente provinciale guidato allora da Francesco Musotto (Mpa), assolto nel ’98 per insufficienza di prove dall’accusa di aver ospitato a casa l’allora latitante mafioso Leoluca Bagarella. Subito dopo l’apertura dell’indagine sulla Ibs, Caruso si dimise. Spiegò che gli investimenti erano stati realizzati in autonomia su mandato dell’allora presidente Musotto.

Di certo la Provincia di Palermo ha creduto fin da subito nelle capacità della Ibs. Nel novembre 2006, a circa un anno dalla creazione della società, Caruso mise in mano a Campagna i primi soldi pubblici: 1,5 milioni. A inizio 2008, sebbene nelle casse della società risultassero solo 350 mila euro, l’investimento era già arrivato a 29,5 milioni. Poi i rubinetti si chiudono, perché a giugno dello stesso anno Musotto lascia la presidenza dell’ente al neo eletto Giovanni Avati. Ma ormai è troppo tardi per recuperare i soldi dei cittadini.

Di Stefano Vergine