Racket delle case popolari. A Milano ha un nome e cognome: Giovanna Pesco. E un luogo soprattutto: via Padre Luigi Monti, in zona Niguarda. Ed è proprio qui che ieri è intervenuta la polizia per sgomberare l’appartamento della famiglia Oliviero che da due anni occupa abusivamente una casa dell’Aler, l’istituto che gestisce le case popolari in città. Una storia difficile, quella degli Oliverio. Il marito è in carcere accusato di aver compiuto ben quaranta rapine ed è indagato anche nell’inchiesta sul racket degli alloggi abusivi. A casa ci sono solo la moglie e due figli ancora minorenni, a lei hanno asportato un polmone, uno dei due piccoli ha una forma molto grave di diabete.

Ecco allora la cronaca. Alle 8.30 del mattino arrivano alcune camionette della polizia e bloccano la strada al traffico. Stanno scortando il furgone di una ditta per traslochi al civico 16. In questo momento alcuni abitanti della via si rendono conto di cosa sta succedendo e iniziano a scendere in strada, prendendo d’assedio il furgone. Una donna cerca di arrampicarsi sulla gru che nel frattempo sta iniziando le operazioni di sgombero. La situazione, però, peggiora. Si decide di chiamare rinforzi. Arrivano altre camionette e una sessantina di agenti in assetto antisommossa. L’ufficiale che sta coordinando le operazioni decide di sgomberare gli occupanti non attraverso la gru, come prevede la prassi, ma direttamente dall’ingresso del palazzo. La folla se ne accorge e cerca di bloccare gli agenti. Volano spintoni e insulti, ma alla fine le forze dell’ordine hanno la meglio e i traslocatori iniziano a portare fuori il mobilio e gli scatoloni.

Insomma, Milano come Scampia. Da queste strade, infatti, è partita l’indagine della magistratura sul racket degli alloggi. La scorsa estate è stata condannata a tre anni e quattro mesi Giovanna Pesco, conosciuta nella zona come “Lady Gabetti”, per la facilità con cui era in grado di trovare, dietro una cospicua somma di denaro, un appartamento sfitto da far occupare. Con lei è stata condannata anche la figlia, Anna Cardinale e sono stati indagate altre 12 persone che, secondo i magistrati, hanno gestito il business delle occupazioni abusive. Fra queste il capofamiglia degli Oliviero.

Passano poche ore e in via Monti arriva Frediano Manzi, presidente di Sos racket e usura. E’ proprio grazie a un suo video che sono partite le indagini della procura di Milano. Un militante della sua associazione aveva filmato la “Gabetti” mentre trattava il prezzo per farlo entrare in un alloggio sfitto dell’Aler. Non appena Manzi si avvicina al numero 16 della via, volano gli insulti: “Cazzo di Signor Manzi”; “Ci hai rovinato”; “Sei venuto a vedere lo spettacolo? Vattene via”.

I condomini, interpellati dal Fatto Quotidiano sostengono che i tantissimi abusivi sono povera gente che ha tutto il diritto di occupare una casa. E forse hanno ragione. Quello che però non dicono è che c’era (e secondo alcuni c’è tuttora) gente che su quel sistema si arricchiva ricevendo denaro per trovare gli alloggi. Altri condomini raccontano di aver subito minacce, perché si sono rifiutati di pagare una volta entrati negli appartamenti. “Giovanna Pesco è una brava donna. Non ha mai preso soldi per fare occupare le case, aiutava la povera gente”, dice una signora. “Qui siamo tutti abusivi”, ribadisce un’altra. E ha ragione in ogni scala di via Padre Luigi Monti 16 ci sono otto appartamenti di cui tre, quattro a volte cinque occupati.

“Sembra di essere a Scampia, non a Milano – dice Manzi – la situazione è all’arrembaggio. Ognuno crede di poter fare ciò che crede. Noi diciamo che da qui i pregiudicati se ne devono andare”. Secondo il numero uno dell’associazione antiracket a essere scesi in piazza “sono i soliti”, i sodali dei clan che controllano il fenomeno delle occupazioni abusive. Ma secondo i cittadini del quartiere, è stato solo una manifestazione spontanea di solidarietà. “Ma quale racket? Siamo tutti povera gente. Ci aiutiamo fra di noi”.

Nel frattempo la signora Oliviero ha lasciato la sua vecchia dimora. E’ distrutta. Quando incrocia lo sguardo di Manzi parte con una raffica di insulti: “Tu qui non ci devi mettere più piede”. Dice di avere occupato circa due anni fa e non capisce perché sgomberino lei e non gli altri. “Qui sono tutti abusivi. Forse c’entra il mio ex marito. Ma lui non vive qua. Sta a San Vittore”. L’Aler ha trovato una sistemazione per lei e i suoi figli a Romolo, dall’altra parte della città. “E io come faccio a portare i miei figli a scuola? E fra pochi mesi quando mi cacceranno anche da quella casa dove andrò? Cosa sarà di me?”.

Secondo Manzi e alcuni condomini che vogliono rimanere anonimi, il fenomeno del racket delle occupazioni continua. Con altri nomi ma con le stesse modalità: minacce, intimidazioni e controllo del territorio. E il confine fra la disperazione e l’illegalità si assottiglia pericolosamente. Succede sempre più spesso a Milano nei quartieri abbandonati dalle istituzioni. E il rischio che chi lucra, specula e minaccia venga percepito come gente che fa del bene è sempre più concreto.

di Lorenzo Galeazzi e Gaetano Pecoraro