In questi giorni e settimane abbiamo sentito tante parole, tanti comizi, tanti comunicati stampa, tante dichiarazioni in cui veniva espresso che Berlusconi non è più adatto (nè degno, aggiungo io) alla funzione di Premier del Governo Italiano.

Mi è capitato di sentire queste affermazioni da persone che non lo hanno votato, ma anche da parte di chi lo ha votato; da parlamentari dell’opposizione, ma anche da parlamentari della maggioranza; da funzionari dello Stato; da rappresentanti delle forze dell’ordine; da tantissimi cittadini.

Ma poi, misteriosamente, quasi nessuno in Parlamento si prende le sue responsabilità e chiede quel che è necessario chiedere in un caso come questo: la sfiducia del Premier.

Io penso che il Parlamento debba occuparsi urgentemente della questione, visto che la politica dovrebbe farsi garante della legalità; ma il problema, al contrario, è stato strumentalmente tralasciato fino a questo momento.

I cittadini, fin dal 5 dicembre 2009 con il NoBday, hanno invece manifestato il problema in maniera pressante, senza però ricevere alcun riscontro.

Ha ragione quindi chi afferma che le manifestazioni non servono? Io non ne sono convinto, tant’è che da ben 16 anni sono in prima fila per combattere questo vulnus tutto italiano. Al contrario, e questo è il motivo principale che mi spinge allo sciopero della fame, io penso che la coscienza individuale spinga ciascuno di noi a fare la propria parte. Ed ho iniziato questa lotta nonviolenta proprio per lanciare un messaggio a chi pensa che sia necessario passare dalle parole ai fatti.

Io ho dato il “la” e spero che al mio gesto ne seguano tanti altri di singoli cittadini preoccupati come me per l’immobilismo dei nostri Parlamentari, che si riflette nell’immobilismo del Paese. E in questo periodo storico, sociale ed economico, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

So bene che non v’è nessuna sicurezza di un esito positivo, ma ho la speranza e la fiducia che la mia forza di volontà mi porti ad ottenere un risultato, magari insperato.

Certo, il risultato da raggiungere appare talmente arduo da sembrare allo stato attuale un’utopia. Ma io non digiuno perché sicuro di un esito positivo. Digiuno semplicemente perché sento l’urgenza di una risposta da parte della società civile. Una risposta “diversa” da quello che abbiamo fatto finora, una risposta che serva da volano per la nascita di una mobilitazione sempre più grande: da una palla di neve può nascere una valanga. Io non voglio incancrenirmi nel ristagno dell’azione politica nostrana e non voglio diventare il sequel di me stesso, sempre davanti al Parlamento, con un cartello in mano. Ma sarò costretto a farlo finchè non ci libereremo di Berlusconi.

Non posso chiedervi di entrare con me in sciopero della fame. Ognuno segue le proprie battaglie e ciò in cui crede. Se qualcuno però vorrà unirsi, anche simbolicamente, sarà il benvenuto. Da questa battaglia, dai giorni che questa crisi sta aprendo, può iniziare una fase veramente nuova per il nostro Paese.

Vi aspetto, quindi, oggi, domani e dopodomani, davanti a Montecitorio. Passateparola.