Luca Antonini docente di diritto costituzionale e tributario all’università di Padova, nominato consulente al federalismo fiscale

Cinquecento euro al giorno per studiare il federalismo fiscale. Due mesi di lavoro e trentamila euro netti in saccoccia, perché la regione Friuli Venezia Giulia non si faccia cogliere impreparata dalla nuova legge voluta da Bossi. Sempre che nel frattempo il governo non cada e riesca ad attuare i 22 decreti previsti dalla legge delega, Fini non ritiri i suoi ministri, il presidente Napolitano non sciolga le Camere. E sempre che Berlusconi non tiri fuori dal suo cilindro un’altra magia stile Ruby. Tutti piccoli problemi che Renzo Tondo, in forza al Pdl e presidente della Regione autonoma un tempo culla del nord est produttivo (con 26.000 posti di lavoro in meno in due anni secondo l’Istat non si può parlare propriamente di miracolo economico) non ha assolutamente preso in considerazione. Secondo lui il federalismo fiscale andrà a compimento. A prescindere. E vale la pena assumere un consulente. Anche a peso d’oro: cinquecento euro al giorno.

Il prescelto da Tondo è una vecchia conoscenza nei corridoi ministeriali. Si chiama Luca Antonini e di professione ufficiale è docente di diritto costituzionale e tributario all’università di Padova, ma è anche un consigliere d’amministrazione di Cassamarca, uomo di fiducia del ministro Calderoli, uno degli uomini forti in orbita Lega nord nell’assalto ai vertici delle banche e, soprattutto, è presidente dell’alta commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo voluta dal ministro delle Finanze Giulio Tremonti.

Un curriculum di tutto rispetto, quello di Antonini. In pratica, a 47 anni, è considerato il padre della legge che si propone, tra l’altro, di contenere gli sprechi, “responsabilità degli enti locali per la spesa e le entrate”, come spiega nei continui seminari e convegni a cui Antonini negli ultimi mesi è stato chiamato.

Ma se ancora è confuso l’iter legislativo in materia, lo è di conseguenza anche il mandato conferito al professor Antonini. Secondo la giunta regionale di Tondo, l’esperto dovrebbe studiare gli “aspetti di rilievo costituzionale del federalismo fiscale e le prospettive di attuazione nel Friuli Venezia Giulia in conformità all’ordinamento regionale e compatibilmente con le peculiarità proprie dell’autonomia speciale”. Ragione dell’incarico: “Revisione dell’assetto normativo regionale richiesta dall’evoluzione in senso federalista dello Stato a seguito della legge 5 maggio 2009, numero 42, contenente la delega al governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”. E sicuramente non c’è nessuno meglio di Antonini in grado di svolgere questo tipo di lavoro, anche perché materialmente è lui che lavora al federalismo fianco a fianco del ministro Tremonti.

Un conflitto di interessi? Forse è improprio definirlo così, sicuramente il doppio incarico di Antonini in alcune parti si sovrappone. Perché il Friuli deve beneficiare di un consulente che è tra gli estensori della legge e non un’altra regione autonomo, la Sardegna o la Val d’Aosta? La risposta della giunta regionale è semplice: “Noi abbiamo avviato una procedura a metà luglio per affidare la consulenza e, nonostante l’avviso pubblico, il solo Antonini si era candidato”. Nulla di poco chiaro, anche perché “la procedura è proseguita in agosto, quando una commissione ha vagliato il curriculum dell’unico candidato. Così il 19 ottobre l’incarico è stato assegnato e il 27 registrato dalla direzione delle finanze”.

Ma il federalismo che verrà è un tema ricco e complesso, e la giunta regionale non è la prima volta che chiede consulenze per prepararsi al grande passo. Già nel 2009 aveva incaricato il dipartimento di scienze giuridiche dell’università di Trieste per uno studio analogo, “misure attuative della legge 42 del 2009”: Costo complessivo 50.000 euro. E sempre dello stesso argomento dovrà occuparsi la Fondazione centro di ricerche economiche e finanziare di Udine. Sette mesi di lavoro e 19.500 euro di compenso. In totale la Regione ha già speso qualcosa come 90.000 euro di soldi pubblici per capire cosa sarà il federalismo fiscale.

di Emiliano Liuzzi