“Quando ero più giovane, mi sono ritrovato a fare la bella statuina in tante occasioni: non devi essere una donna per sentirti o essere usato come tale”. Parola del regista francese François Ozon, che dopo il concorso di Venezia 67 è nelle nostre sale con Potiche. Una “bella statuina” (traduzione letterale) in carne e ossa: Catherine Deneuve. E’ lei la protagonista di questa commedia, tratta dall’omonima pièce teatrale di Barillet e Grédy e ambientata nel 1977 in un piccolo centro della Francia settentrionale, Sainte-Gudule: qui ha sede la fabbrica di ombrelli del dispotico Robert Pujol (Fabrice Luchini), duro e poco puro anche con i figli e la moglie-trofeo Suzanne (Deneuve), solo apparentemente rassegnata a funzioni decorative. Quando gli operai entrano in sciopero e sequestrano l’industriale, sobillati dal politico e sindacalista Babin (Gérard Depardieu), la donna subentra alla guida della fabbrica.

Ozon, reazioni del pubblico?

Ho la sensazione che soprattutto le donne l’abbiano inteso come una commedia molto politica. D’altronde, ogni cosa è politica, perché i film non dovrebbero esserlo?

Con più donne nei centri di potere la situazione sarebbe diversa?
Non lo so, credo si occuperebbero di più delle persone, ma non posso dire se questo si rifletterebbe positivamente o negativamente.

Viene da pensare anche a Carla Bruni.
Lei ha subito un’evoluzione contraria a quella di Suzanne: da donna libera che era ora non fa che dire: “Mon mari, mon mari…”.Viceversa, ho saputo che Veronica Lario non è più la potiche di Silvio Berlusconi, ha chiesto il divorzio.

Se la Deneuve l’avevi già diretta in 8 donne e un mistero, con Depardieu era la prima volta: come l’ha convinto?
Quando gli ho detto che avrebbe interpretato un comunista degli anni ’70, gli hanno brillato gli occhi!
Appunto, gli anni ’70: perché ha conservato questa datazione?
Da tempo volevo fare un film da Potiche, ma ancor più importante era mantenerne l’ambientazione storica e insieme guardare all’attualità: dopo l’ultima campagna elettorale francese con la dialettica tra Sarkozy e Ségolène Royal e il ritorno del machismo in Italia, abbiamo cercato di creare dei collegamenti con la situazione odierna, raccontando con leggerezza i rapporti in profondità.
Alla fine, Suzanne deciderà di entrare in politica candidandosi alle elezioni contro il rivale-amico Babin: “Ho diretto una fabbrica, sarei sicuramente in grado di dirigere la Francia!”: a noi italiani suona familiare…
Suzanne intende davvero occuparsi della gente, non giudico la sua ideologia, non giudico il personaggio. Federico Pontiggia

Link trailer: http://www.youtube.com/watch?v=AYpv6mkzEo4