Appena sei giorni prima del crollo della domus dei Gladiatori sulla via dell’Abbondanza, la cronaca locale del Mattino di Napoli dedicava un’intera pagina al “futuro” del sito archeologico più famoso del mondo. Affermava il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio che “dopo la proposta, mai andata in porto , di allestire set cinematografici nell’area archeologica, l’antica città romana potrebbe diventare punto di riferimento per gli appassionati di cavalli. Potrebbe essere una delle tante iniziative per riportare Pompei al centro dell’attenzione nazionale e internazionale. Ho già avviato uno studio per valutare quali siano le reali condizioni per realizzare un concorso ippico.”. L’articolo diceva poi che si tratterebbe “una sorta di corsa delle bighe dell’antica Roma, riproposta in chiave moderna”.

Straordinario davvero. Il sito archeologico più visitato al mondo e che incassa qualcosa come 20 milioni di euro all’anno, ha bisogno delle bighe per ritornare al centro dell’attenzione. Non ha bisogno di sistematica opera di manutenzione, di completamento dello scavo nelle aree ancora non indagate, di servizi moderni e sempre sofisticati utilizzando le moderne tecnologie, di offerte culturali per aiutare a comprendere la storia urbana dell’antica città. Ha invece bisogno secondo il primo cittadino della corsa delle bighe. Poi arrivano i crolli e veniamo a sapere che, guarda caso, non ci sono i soldi per fare la normale manutenzione.

Il problema è sempre il solito. La pubblica amministrazione viene sistematicamente demolita dai fondamentalisti liberisti che ci governano e da un’opposizione imbelle. Stanno distruggendo le scuole e l’università pubblica, i tagli alla sanità sono ininterrotti; il patrimonio pubblico viene svenduto a pochi soldi. Nel silenzio della politica del palazzo si stanno trasferendo ricchezze dal pubblico al privato: prospera infatti l’istruzione pubblica, le cliniche private ricevono sempre maggiori finanziamenti e il patrimonio immobiliare dello stato andrà a pochi immobiliaristi.

Il gioco è pericolosissimo, perché rischia di minare lo stesso ruolo dello Stato nel nostro paese. Ma è un gioco che fa comodo a molti. A conferma della crisi che attraversa l’Italia vale la pena di riportare dalla stessa pagina del mattino il giudizio entusiasta espresso dalla presidente degli albergatori Rosita Matrone che afferma: “Nel 2008 presentammo come associazione un progetto simile all’ex soprintendente Pietro Guzzo. Proponemmo di realizzare una passeggiata a cavallo all’interno degli scavi. Guzzo non ci ha mai risposto, solo perché, all’epoca, la soprintendenza si è sempre dimostrata chiusa verso le proposta e che arrivano dall’esterno”. Il problema dello sfascio dell’Italia è dunque riconducibile alla rigidità dello stimatissimo ex soprintendente Guzzo.

Una comoda scorciatoia che nasconde le mire sulla privatizzazione di alcuni servizi di Pompei e di parti dell’area archeologica che da tempo sta prendendo forza. Di fronte all’incapacità delle amministrazioni pubbliche a svolgere funzioni “normali”, la soluzione del potere politico ed economico è soltanto quella di demolire ancora di più uno Stato in declino. C’è invece da cimentarsi con il tema difficilissimo -a causa dei guasti che tocchiamo quotidianamente con mano- della ricostruzione delle amministrazioni pubbliche. Tagliando sprechi e inefficienze, ma mantenendo gelosamente le prerogativa di delineare un futuro di cultura e bellezza e non di speculazioni e corse delle bighe.