L’ho sempre trovato incompatibile con la democrazia, in quanto tale l’ho sempre criticato.

Inoltre appartiene ad un tipo umano che non mi è affine: non mi piace come parla, il modo in cui trascorre il tempo libero, il suo tipo umorismo, il suo aspetto, il suo accento, il suo tipo di simpatia, il suo tipo di eloquenza, quell’abitudine di parlar di sé chiamandosi silvio berlusconi, i suoi costanti apprezzamenti sulle donne, la sua superficialità, il vittimismo,la fragilità culturale, l’arroganza da venditore realizzato, le sue amicizie…Putin, Gheddafi, Ghedini, Fede…tutta gente che mi mette i brividi…eppure, in questo momento, nel suo pieno e incontenibile declino, mi fa pena. Lo so, è un sentimento, la compassione, che gli scoccia più dell’odio. Dell’odio si nutre e lo rimbalza con molta enrgia. Mentre sogna e persegue l’invidia degli altri. Ce la mette tutta per riceverne a casse: si circonda di pupe, di ville, di poteri, di incombenze, di presidenze, di leccaculi…E forse ci riesce a farsi invidiare, dai più tonti. A me, invece, non fa invidia, a me fa pena. Mi fa pena perché non sa declinare, non sa lasciare, non sa riconoscere il rintocco inequivocabile della fine dei giochi. E’ come se si rifugiasse in un rilancio vitalistico un po’ maniacale per non affrontare l’inevitabile depressione. Per aver perso, per essere invecchiato, per essere stato contestato e abbandonato dal cofondatore della sua alleanza di governo, per essere stato lasciato da sua moglie con una lettera molto molto dura, per

essere stato criticato dai giornali di tutto il mondo, e non solo da quelli “di sinistra”. Anche da quelli cattolici… Sarebbe un gesto così ovvio e necessario, lasciare. Avrebbe anche una sua eleganza. Quella che Colette chiamava “il supremo chic di saper declinare”. Inoltre, se è vero, come pare, che nutre una passione compulsiva per le giovani donne, potrebbe dedicarsi in pace a questa attività. Molte accetterebbero il suo corteggiamento perché è stato il padrone di un’ intera nazione per vent’anni, per pagare le altre non gli mancherebbero certo gli spiccioli. Nessuno lo convocherebbe al copasir, nessuno lo insulterebbe, o si sognerebbe di criticarlo. Un anziano facoltoso che “aiuta” ragazze marocchine, nipoti di nessuno…è figura simpatica. Che cosa fa, poi, dopo averle, per così dire, adottate sono affari suoi.

Bunga Bunga, Tuca tuca, o altre danze tribali o duali, è questione che attiene alle privatissime anomalie di ciascuno di noi. I modi che ci inventiamo per sopportare la vita, il trascorrere del tempo, il tirare avanti sono, in fondo, se uno non fa del male agli altri, tutti legittimi…io, per esempio, corro e scrivo, e non so fare a meno di queste due attività. Lui, pover’anima, deve fare bunga bunga…non è peggiore né migliore di altri, se, come accadrebbe se si dimettesse, rientra, come me, nella comunità dei comuni cittadini. Senza responsabilità pubbliche, capi di niente. Quelli che devono rispondere soltanto alla propria coscienza. Ma lui, testardo, resta lì. A fare il Primo ministro e allora ha l’obbligo di:

-non essere ricattabile

-non mandare in giro un immagine sconveniente del nostro paese

-non urtare la sensibilità di nessuno, ivi incluse le famiglie di cui tanto ciancia il centrodestra

-non fornire esempi discutibili ai giovani, data la sua visibilità

– non perdere tempo a organizzare i suoi festini mentre il Paese attraversa una dura crisi

-non far perdere tempo a tutti noi, costringendoci a occuparci dei suoi cavoli privati che, addosso a lui, diventano pubblici.