Per l’Italia, “non è più tempo di galleggiare”. E’ la presa di posizione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, dopo il discorso con cui Gianfranco Fini ha chiesto a Silvio Berlusconi di dimettersi e negli attimi in cui ad Arcore è in corso un vertice tra Berlusconi e gli alleati della Lega.

Aprendo l’assemblea straordinaria della Cei, Bagnasco ha detto: “Si aggiunge a livello della scena politica una caduta di qualità, che va soppesata con obiettività, senza sconti e senza strumentalizzazioni, se davvero si hanno a cuore le sorti del Paese, e non solamente quelle della propria parte”. “Se la gente perde fiducia nella classe politica – ha detto ancora il cardinale – fatalmente si ritira in sé stessa, cade lo slancio partecipativo, tutto diventa pesante e contorto, ma soprattutto viene meno quella possibilità di articolata e dinamica compattezza che è assolutamente necessaria per affrontare insieme gli ostacoli e guardare al futuro del Paese”.

“Nel nostro animo di sacerdoti – ha ribadito – siamo angustiati per l’Italia che scorgiamo come inceppata nei suoi meccanismi decisionali, mentre il Paese appare attonito e guarda disorientato”. “Non abbiamo peraltro suggerimenti tecnico-politici da offrire, salvo – ha continuato – un invito sempre più accorato e pressante a cambiare registri, a fare tutti uno scatto in avanti concreto e stabile verso soluzioni utili al Paese e il più possibile condivise”.

I vescovi italiani guardano con“apprensione profonda” anche al rischio “che il Paese si divida non tanto per questa o quella iniziativa di partito, quanto per i trend profondi che attraversano l’Italia e che, ancorandone una parte all’Europa, potrebbero lasciare indietro l’altra parte”.
Se questo dovesse accadere “sarebbe un esito infausto per l’Italia, proprio nel momento in cui essa vuole ricordare, a 150 anni dalla sua unità, i traguardi e i vantaggi di una matura coscienza nazionale”.