La svolta di Perugia dettata e voluta dal presidente della Camera occupa oggi le prime pagine dei maggiori quotidiani. Corriere della Sera e Repubblica scelgono un titolo simile che punta sulla crisi di governo annunciata ieri da Gianfranco Fini. Il fondo di prima pagina del quotidiano di via Solferino è affidato a Pierluigi Battista, che ragiona sullo strappo finale, tentando di dare forma al dopo. Scrive: “Fli nasce con un obiettivo tanto ambizioso da sembrare velleitario”. Tradotto: “Costruire un centrodestra senza Berlusconi“. Per ora il Cavaliere resta in sella. E dunque, annota Battista: “Lo scontro non può che essere durissimo”. Per questo: “Una stagione politica lunga ormai 15 anni si sta chiudendo in maniera drammatica”. Detto, poi, che “non è normale che un presidente della Camera dia il benservito ufficiale al presidente del Consiglio”, Battista conclude con un auspicio e cioé “che Fini si prenda l’impegno di non portare la crisi fuori dal Parlamento”.

Opposto e d’assalto, invece, il titolo de Il Giornale. “L’ultima raffica di Fini” con un fondo di Vittorio Feltri per il quale la sostanza del discorso di Fini si riduce agli ultimi cinque minuti quando chiede le dimissioni di B. “Più che una bomba un petardo” che il Cavaliere ha rimandato dall’altra parte “se vuoi uccidere l’esecutivo accomodati, ma devi assassinarlo in Parlamento”. La metafora prosegue con Fini tratteggiato come “becchino”

Appunti di retroscena, sempre sul Corriere, vengono presi da Marco Galluzzo. Suo il compito di tratteggiare le quinte di Arcore. “In sintesi – annota a pagina 3 – per il premier oggi Fini rappresenta un simbolo ineguagliabile di ipocrisia: istituzionale, politica, umana. Parla come Bersani, ma si professa bipolarista. Chiede le dimissioni del governo, ma si dice pronto a un suo rilancio. Indice ricette economiche prive di coperture, facendo demagogia a basso costo, buona per un comizio e non per governare un Paese”. Stoccate al leader di Fli vengono registrate anche dal minsitro del Welfare Maurizio Sacconi intrevistato da Roberto Zuccolini. Dice: “L’Italia è di fronte a un bivio tra evoluzione e involuzione del berlusconismo”. Mentre Fini “con il discorso di Perugia dimosta di essere l’involuzione del berlusconismo, il passato che blocca il futuro” perché “non ipotizza una sfiducia costruttiva, ma una crisi al buio per dare spazio alle geometrie variabili dei partiti”. Insomma, la rotta del capo di Fli è scriteriata e “potrebbe mettere a repentaglio la stabilità di bilancio e condurci alla instabilità della Grecia”, mentre sul tema del lavoro “è subalterno alla sinistra”.

Risposta indiretta arriva invece dal viceministro Adolfo Urso, in partenza oggi per Dubai. Missione di governo, forse l’ultima, dopo la minaccia della terza carica dello Stato di portare via i ministri di Fli dall’esecutivo. “E’ possibile – dice Urso al Corriere – ma non dipende solo da noi. Aspettiamo risposte dal presidente del Consiglio”. Ma se il premier risponde picche? Allora Urso conferma la linea dettata da Fini: “Ritiriamo dal governo il ministro, il viceministro e i due sottosegretari di Futuro e libertà. E in Parlamento ci sentiremo con le mani libere. Quinidi lancia messaggi a Bossi, l’alleato di B. che fa più paura ai finiani. “Bossi guarda sempre alle cose concrete e Fini non solo ha approvato il federalismo fiscale nella sua versione solidale, ma ha aggiunto che occorre anche realizzare il Senato delle autonomie ”

Insomma, se Fini ieri ha calato la “prima coppia” svelando l’accordo con Casini, Francesco Verderami dalle colonne del Corriere rimarca la problematica del dopo crisi. Berlusconi attende. Torna in ballo il tema del cerino. Fini sembra in posizione di forza. “Dovuta alla permeabilità dei gruppi parlamentari”. Il presidente della Camera ieri ha prefigurato “il possibile arco delle forze politiche” a sostegno di quello che ormai più nessuno vuole chiamare “governo tecnico”. Casini, invece, prepara il terzo polo cui ha già trovato il nome: “Lo chiameremo Patto per la nazionae”. Con lui Fini e Rutelli. In realtà, annota Verderami, il convegno di Perugia consegna una situazione rovesciata con Fini “che apre la strada a un crisi extraparlamentare” e Berlusconi “che invoca il rispetto delle regole”.

Il fondo di Repubblica è invece affidato al vicedirettore Massimo Giannini. Titolo emblematico: “E’ arrivato il 25 aprile”. Che prosegue: “Fini chiude il sipario su Berlusconi e il berlusconismo”. Finito “il teatrino della politica”, anche per Giannini quello andato in scena ieri “è stato il dramma pubblico di una maggioranza che si dissolve”. Repubblica, poi, registra la testimonianza del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan. Lui, berlusconiano doc, del discorso di Fini non pensa tutto il male possibile: “Ha parlato – dice – anche ai delusi del mio Nord”. Altri punti di contatto: “il finanziamento all’innovazione” perché “di fronte a un’economia che arranca noi abbiamo tagliato in modo indiscriminato”. Di crisi aperta parla anche Francesco Sorgi sulla Stampa. Per lui alleanza finita tra Fini e Berlusconi. Prospettive di rimpasto con cambio di premier nell’analisi di Ugo Magri sempre sul quotidiano di Torino

Netta, invece, la posizione del governatore leghista Luca Zaia per il quale le parole di Fini “sono intollerabili” e dunque “l’unica alternativa è il voto anticipato”. Più scettico sulla rottura di Fli il ministro degli Esteri Franco Frattini che sempre dalle pagine di Repubblica avverte: “Adesso bisogna vedere se tutti i futuristi vogliono andare a casa”. Dopodiché, se crisi sarà, dovrà consumarsi in aula. “Il dibattito e il voto – dice Frattini – devono avvenire in Parlamento su una risoluzione o su una inizitiva importante”

Stessa linea seguita dal capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri: “Il presidente della Camera, nella sua veste di leader politico, ha chiesto una crisi di governo fuori dal parlamento, il che è sorprendente perché il presidente della Camera dovrebbe difendere le prerogative del Parlamento”. Lo ha detto il capogruppo intervenendo alla “Talefonata” con Maurizio Belpietro su Canale 5. “Se Fini -conclude il capogruppo pidiellino- vuole fare un favore alla sinistra, rimettendola in gioco, spaccando il centro destra è un errore madornale”.

Se, poi, la crisi si dovesse consumare in Parlamento sono almeno quattro i passaggi sui quali il governo potrebbe cadere. Giustizia e Lodo, la Finanziaria (sul testo il governo è già andato sotto proprio grazie ai voti di Fli), Federalismo (nervi scoperti sono il codice delle autonomie e la polizia locale), Corruzione.