Web ed estremismo islamico, una miscela esplosiva. In seguito alle pressioni da parte di Usa e Gran Bretagna, YouTube ha deciso di bloccare la diffusione dei video di Anwar al-Awlaki, leader spirituale yemenita, e una delle figure chiave di Al Qaeda. Che dalla penisola arabica diffondeva il suo verbo nel più semplice, economico e tecnologico dei modi.

You Tube ha offerto la sua collaborazione ai governi. L’azienda statunitense che fa capo a Google, non è nuova a controversie che riguardano la libertà di opinione. Che in questo caso tuttavia non è in questione, poiché da un lato le parole di Awlaki incitano esplicitamente a compiere atti violenti contro l’Occidente, dall’altro lo stesso leader sembra essere decisamente meno spirituale di quanto promette.

Proprio Awlaki, nato in New Mexico e in possesso di doppia cittadinanza, americana e yemenita, è accusato di essere coinvolto in numerosi atti terroristici, tra cui i falliti attentati dello scorso Natale ad un aereo americano e quello di Time Square, a New York. L’America lo definisce senza mezzi termini “terrorista globale”. La soglia di attenzione su di lui si è elevata di recente, ora che le autorità lo considerano la mente di un altro attentato fortunatamente non riuscito, quello del cargo bomba diretto dallo Yemen agli Stati Uniti. Quanto alla pericolosità dell’ influenza dei suoi sermoni, i video postati sul web erano già stati presi di mira da un’inchiesta del parlamentare democratico newyorchese Anthony Weiner, che ne aveva censiti oltre 700. Terrorista globale e tecnologico, insomma.

Tra i molti campanelli di allarme, che hanno portato alle pressioni su You Tube dalle due sponde dell’Atlantico, spicca anche un episodio accaduto pochi giorni fa a Londra. Una sudentessa di 21 anni Roshanara Choundhry, che ha ferito gravemente il deputato laburista Stephen Timms nel maggio scorso, ha confessato durante un interrogatorio choc di aver agito dopo aver ascoltato in rete più di cento ore di sermoni di Awlaki inneggianti alla jiahd (guerra santa). L’episodio è tanto più preoccupante se si considera che la ragazza è britannica, ed ha un alto livello di istruzione.

Eppure i cyber appelli non si sono fermati. Messi a tacere per ora i video su You Tube, si è subito alzata la voce di un altro sito web www.revolutionmuslim.com. Lo scopo è lo stesso che ha mosso la mano della studentessa londinese: uccidere tutti i 395 parlamentari britannici che si sono resi corresponsabili della guerra in Iraq, in cui, come si ricorderà, Tony Blair ha voluto portare il Paese da protagonista a fianco dell’America di Bush.

Come se non bastasse a surriscaldare il clima, ci si è messa un’ulteriore coincidenza. Se da un lato un tribunale di Londra ha condannato la Roshanara alla pena esemplare di 15 anni, dall’altro una corte differente ha respinto il tentativo del governo di togliere la cittadinanza al leader islamico radicale Abu Hazma, con la motivazione che, avendo già perso quella egiziana, rischiava di diventare un cittadino senza Stato. Hazma era stato incarcerato nel 2006 con l’accusa di avere incitato all’odio razziale attraverso le prediche dalla moschea londinese di Finsbury Park.

In quest’ultimo caso almeno la rete non c’entra. Solo, questi episodi fanno pensare che il nervosismo rischia di crescere parallelamente al di qua come al di là dell’Atlantico.